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Aree interne e piccoli comuni

Le nostre proposte 

• Intendiamo garantire nei Paesi e nelle aree rurali la giusta vivibilità, affinché non siano solo luoghi di villeggiatura, ma luoghi di cittadinanza. Vogliamo consentire lo sviluppo di progetti di vita e di lavoro, anche con leve di incentivazione fiscale e altre forme compensative. 

• Vogliamo investire nei piccoli Comuni e nelle aree interne come luoghi della Sostenibilità a 360°: sociale, ambientale, economica e intergenerazionale. In quest’ottica, le specificità locali devono essere adeguatamente valorizzate. Per questo intendiamo finanziare interventi di infrastrutturazione per la connessione ultraveloce, per l’energia (con particolare attenzione allo sviluppo delle comunità energetiche), per le risorse idriche, per la tutela dell’ambiente e per le infrastrutturali sociali. 

• In riferimento alla sostenibilità ambientale ed economica dei piccoli comuni proponiamo una politica energetica integrata. È cruciale dare flessibilità all’infrastruttura energetica e alle comunità energetiche esistenti investendo in una rete intelligente (smart grid) che permetta di selezionare il mix più adatto alle condizioni locali e permetta fornire energia al sistema nei momenti di picco e immagazzinarla quando possibile, promuovendo soprattutto ricerca e progetti pilota e di sperimentazione nel campo dell’eolico e solare. 

• Oltre alle infrastrutture fisiche, investiremo nelle infrastrutture digitali, promuovendo l’adozione della banda larga soprattutto in aree montane ed isole, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea. Lo faremo con le misure previste nel nostro programma, quali il Fondo nazionale per il diritto alla connessione digitale

• Introdurremo strumenti digitalizzati unificati che permettano di far incontrare, la domanda locale con le offerte aggregate di car pooling, sharing e soluzioni mirate (come il trasporto scolastico) e adatte per coprire “l’ultimo miglio”. Queste misure saranno accompagnate dagli investimenti strutturali nel trasporto pubblico locale e nella rete ferroviaria regionale che abbiamo incluso nel nostro programma. 

• Consideriamo il territorio rurale, agricolo e boschivo come un “magazzino” di ricchezza da preservare e manutenere in quanto rende un servizio generale alla collettività ed all’intero pianeta. Anche in quest’ottica è necessario un piano organico di messa in sicurezza di questo patrimonio, ad esempio con interventi contro il rischio idrogeologico e di prevenzione degli incendi

• Intendiamo realizzare una visione del “territorio in 30 minuti”, sostenendo, attraverso incentivi e sgravi fiscali, attività commerciali (bar, osterie, ristoranti) e centri di servizi di prossimità (uffici postali, farmacie rurali, stazioni ferroviarie) in 1.000 piccoli comuni, che offrano occasioni di incontro ed erogazione di servizi base (posta, sportello bancario, etc.). L’obiettivo è che tutta Italia abbia accesso a servizi di cittadinanza, grazie a misure significative di esenzione fiscale per le attività commerciali nei piccoli centri (Zes rurali) e accordi con soggetti quali Poste Italiane e FS. 

• Intendiamo potenziare il “Piano Nazionale Borghi”, da noi fortemente voluto nel PNRR e finanziato per oltre 1 miliardo di euro, e rivolto al recupero del patrimonio storico e degli spazi pubblici e sul sostegno alle attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali, così da sostenere lo sviluppo delle aree interne investendo sulla loro storia e sulle loro peculiarità. Tra le misure selettive per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri proponiamo canoni di locazione agevolati o cessioni a prezzi contenuti o persino simbolici o, ancora, contratti di comodato d’uso gratuiti del patrimonio immobiliare dei piccoli comuni a giovani che decidano di restare o trasferirsi in quei luoghi. 

• Coerentemente con la nostra visione nello sviluppo delle Comunità di salute e di un welfare di prossimità nel territorio, integreremo le iniziative già presenti nel PNRR per lo sviluppo della telemedicina avanzata

• Intendiamo promuovere lo smart working nelle aree interne anche sulla base di accordi con medi e grandi gruppi privati per creare aree comuni di coworking in zone a bassa intensità demografica. L’Italia è ricca di piccoli comuni che possono essere valorizzati e rianimati grazie al lavoro in smartworking e alla costituzione di spazi in cui trovare servizi comuni che aiutino i giovani a restare nel territorio e a rafforzare il senso di comunità. Potenzieremo, a tal fine, i progetti già presenti nel PNRR (come il progetto Polis). 

Italia 2027: la nostra visione 

Nessuna agenda di ripartenza per l’Italia può ignorare le aree interne e i piccoli comuni. La ricchezza dell’Italia sta nella sua diversità territoriale e nella complessa geografia della Penisola. Tuttavia, è oggettivo che questo capitale sia stato a lungo sprecato e che i 10 milioni di persone che abitano in cosiddetti “centri minori” siano spesso stati esclusi dal modello di sviluppo del nostro Paese

La diseguaglianza territoriale fra grandi centri urbani e aree interne è fra le più allarmanti fra quelle di cui soffre l’Italia. La concentrazione demografica nelle grandi città e l’accentramento delle infrastrutture e dei servizi come ospedali, pubbliche amministrazioni e trasporto pubblico lontano dai piccoli centri gravano su un’enorme superficie del nostro Paese, stroncando ogni prospettiva di un forte sviluppo economico. 

Queste tendenze accelerano l’esodo dalle aree interne e montane. L’età media in questi territori, in particolare quelli montani, è aumentata molto più rapidamente rispetto al resto del Paese. Gli effetti negativi non ricadono tanto sui singoli cittadini anziani, quanto sulla comunità nella sua interezza. Senza una imprenditoria giovane e con la fuga dei lavoratori qualificati il rischio è di accelerare una spirale demografica, nella quale le cause e gli effetti si rincorrono. La conseguenza più immediata è l’abbandono dei terreni agricoli “difficili” (per dimensione e pendenza), con una  riduzione delle aree gestite dalle aziende agricole. 

La bassa densità di popolazione, unita a difficoltà di tipo geografico, rende molte di queste zone poco interessanti per le aziende private che dovrebbero fornire servizi essenziali. La diffusione della banda ultra larga è di quasi quattro volte inferiore della media, mentre 300 comuni non hanno addirittura né negozi alimentari né supermercati sul loro territorio.  

La situazione sociale ed economica amplifica la fragilità delle aree interne e le conseguenze del cambiamento climatico. Il dissesto idrogeologico colpisce sproporzionalmente le aree montane, dove l’incuria del paesaggio e delle foreste si traduce annualmente in tragedie evitabili come frane, inondazioni e crolli. Lo scioglimento dei ghiacciai sta fondamentalmente cambiando buona parte dei comuni montani. 

Queste criticità rappresentano un pericolo non solo per il benessere di una parte del nostro Paese, ma anche per l’identità stessa dell’Italia. L’allentamento del legame fra dimensione locale e grandi città, la perdita di piccoli centri urbani spesso abitati da secoli e il superamento della cultura territoriale italiana inferirebbero un colpo fatale all’identità e al retaggio storico italiano. Negli ultimi anni il Partito Democratico è stato in prima linea per impedire che ciò avvenisse, con successo. Continueremo anche nella prossima legislatura.  

Le aree interne devono essere realtà in cui crescere e vivere, in cui generare relazioni, sviluppo e, soprattutto, comunità. Il turismo può e deve rappresentare un importante volano di crescita per questi territori, ma non può essere l’unico: è importante che in questi territori sia possibile fare impresa a 360° gradi, anche in virtù dell’importante tradizione manifatturiera di molte zone interne e montane. 

Le aree interne sono fondamentali per lo sviluppo di tutta Italia. Questi territori sono veri e propri cantieri di diversità culturale e territoriale, e modelli per la trasformazione che il Partito Democratico intende attuare. Qui, l’accoglienza è una risorsa; la sostenibilità fornisce un motore alla crescita e l’identità si trasforma in competitività. Basta pensare al contributo che aree interne e piccoli comuni danno alla filiera agroalimentare italiana, un assetto economico competitivo e un simbolo della qualità e del nostro stile di vita. 

Al centro della nostra proposta è l’idea di “territori in 30 minuti”. Le funzioni fondamentali devono essere assicurate su tutto il territorio italiano, ricorrendo a soluzioni diverse da quelle delle città metropolitane. In tal senso, servirà anche un rafforzamento delle amministrazioni territoriali, semplificando il quadro normativo e facilitando la gestione condivisa dei servizi pubblici. 

Preservare e supportare le comunità nelle aree interne non è infatti solo una battaglia identitaria. Le aree interne, montane e i piccoli comuni sono spesso estranee a molte delle patologie delle città e delle periferie. Questi comuni rappresentano quindi una urbanità diversa e non meno desiderabile e sono una risorsa preziosa per lo sviluppo abitativo dell’Italia e che richiedono misure di supporto mirate. 

In questo senso, il Partito Democratico rifiuta l’opposizione fra “città” e “campagna”. Lo sviluppo delle aree interne non è secondario o a discapito delle risorse dedicate ai grossi centri urbani. Al contrario, le politiche dedicate alle aree interne e alle grandi città devono essere armonizzate. Servono modelli di mobilità coordinati e condivisi, resi possibili dall’economia digitale, in risposta a tematiche di isolamento. La relazione virtuosa fra città e campagna deve collegare i piccoli comuni ai poli urbani non solo attraverso la mobilità, ma anche tramite la connessione digitale dei servizi, come nella medicina e nella didattica. 

Questi investimenti infrastrutturali sono fondamentali affinché sgravi fiscali e incentivi a chi apre un’impresa nelle aree interne risultino in attività economiche sostenibili. Microaziende e modelli di imprenditoria lanciati dai giovani dimostrano che c’è interesse nel riportare attività economiche innovative sui territori. Lo Stato deve accompagnare impulsi come il job sharing, le sedi aziendali diffuse nei borghi e forme di smart working e codificarle nel quadro legislativo.   

Dobbiamo continuare a monitorare e supportare le popolazioni terremotate, mantenendo al centro la tutela delle comunità e una ricostruzione sostenibile. Questo lavoro non può prescindere dal confronto e dal dialogo con gli amministratori e gli operatori locali, per dare tempi certi e verificare che non ci siano speculazioni.

È fondamentale ripensare la relazione con gli anziani, offrendo servizi che vadano al di là della pura assistenza. Bisogna sostenerne l’autonomia, allontanare il più possibile il momento dell’ospedalizzazione e promuovere l’attrattività all’insegna del benessere e della qualità della vita dei piccoli comuni verso questo target specifico, incoraggiando iniziative come i silver cohousing. 

Infine, la manutenzione del territorio è un tema fondamentale per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. La pulizia del sottobosco o delle rive dei corsi d’acqua non può essere affidata solo al buonsenso o al volontariato degli abitanti: serve una retribuzione per questi servizi ambientali. 

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