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Disabilità e non autosufficienza

Le nostre proposte

• Ci impegniamo ad approvare, nella nuova legislatura, la nostra proposta di riforma della non autosufficienza, il cui percorso è stato interrotto con la caduta del Governo Draghi, prevedendo un adeguato aumento del finanziamento pubblico per l’offerta di interventi e servizi. 

• Vogliamo potenziare l’assistenza domiciliare per la quartà età, offrendola come alternativa sostenibile di cura della prossimità e di contrasto alla solitudine per le persone anziane. 

• Al tempo stesso, vogliamo adeguare i requisiti minimi delle strutture residenziali. 

• Proponiamo l’estensione progressiva dell’incremento per le pensioni agli invalidi totali over18 anni, anche alle pensioni erogate agli invalidi e ciechi parziali e alle prestazioni riservate ai minorenni. 

• Vogliamo rafforzare l’offerta dei servizi sociali da parte degli Ambiti territoriali e semplificare l’accesso ai servizi sanitari e sociali. 

• Vogliamo introdurre la revisione delle procedure per l’accertamento della disabilità e promuovere progetti di vita indipendente. 

• Riteniamo essenziale introdurre unità di valutazione multidimensionale sui territori, in grado di definire progetti individuali e personalizzati anche attraverso l’implementazione dei Punti Unici di Accesso per le persone con disabilità. 

• Vogliamo riconoscimento la figura del Caregiver familiare, garantendo tutele, copertura previdenziale e anticipi pensionistici (1 anno in meno ogni 5 anni di cura). 

• Introdurremo agevolazioni fiscali e contributive per sostenere la regolarizzazione del lavoro di cura prestato a domicilio, promuovendo un’occupazione di qualità e calmierando i costi per le famiglie. 

• Vogliamo introdurre agevolazioni fiscali per le indennità per tirocinio e le borse lavoro riconosciute ai giovani con disabilità

• Vogliamo promuovere nuovi strumenti per monitorare e rendere più stringenti gli obblighi di legge relativi all’assunzione di persone con disabilità

• Riteniamo necessario adeguare la dotazione di insegnanti di sostegno nelle scuole per i ragazzi e le ragazze con disabilità per garantire i Piani Educativi Individualizzati e promozione tra forme di integrazione tra scuola ed extra-scuola. 

Italia 2027: la nostra visione 

Accelerare le politiche sociali universali è l’imperativo per il prossimo Governo. Perché le politiche sociali sono lo strumento essenziale per creare coesione sociale, promuovere la partecipazione, garantire protezione, assicurare prossimità e un’occupazione di qualità capace di maggiore inclusione. 

Dopo anni di ritardi, con il PNRR e con alcune scelte degli ultimi Governi, finalmente è iniziata la stagione per rendere strutturali alcuni fondamentali interventi sociali, a partire dalla povertà, dagli anziani in condizione di non autosufficienza, dalla disabilità e dalla famiglia. È indispensabile proseguire con le riforme per rendere universali i diritti e gli interventi, valorizzare il welfare della comunità (con il terzo settore attore fondamentale), promuovere i percorsi di cura personalizzati (non solo mere erogazioni monetarie), potenziare l’assistenza a domicilio e contrastare l’istituzionalizzazione impropria, facendo leva sulla capacità di autodeterminazione di ciascuno e sulla valorizzazione delle autonomie residue. 

Due impegni fondamentali: la programmazione, per garantire strumenti concreti alla visione del “prendersi cura” e la individuazione di tutti i Livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS), correlata al corrispondente finanziamento. 

L’Italia è il paese dell’Unione Europea con il più alto numero di persone ultra75enni. Su 6,9 milioni di persone ultra 75enni, 2,7 milioni di anziani sono in condizioni di non autosufficienza, 1,2 milioni dichiarano di essere soli o in famiglia senza adeguata protezione, 100.000 sono persone sole e povere. 

È necessario sostenere una svolta culturale e riconoscere la stagione della vita anziana (verso la cosiddetta quarta età) come preziosa ed importante nella vita delle persone, delle famiglie, della comunità. Bisogna promuovere politiche pubbliche che favoriscano l’invecchiamento attivo attraverso: stili di vita salutari; contesti urbani e dei piccoli centri con abitazioni adeguate; accesso alla mobilità e luoghi di socializzazione; promozione dell’impegno sociale e civico degli anziani e della solidarietà tra le generazioni; valorizzazione delle loro competenze e della partecipazione attiva alla vita della comunità; facilitazione all’accesso ai servizi sociali e sanitari soprattutto di prossimità. 

Nella Legge di Bilancio 2022 sono stati introdotti i primi LEP sociali per la presa in carico delle persone non autosufficienti che ora trovano una concreta traduzione nel Piano Nazionale per la Non Autosufficienza 2022-2025: promozione dell’assi stenza domiciliare, servizi di sollievo per le famiglie, nuove forme dell’abitare solidale, formazione delle assistenti e degli assistenti familiari. Ora è urgente portare ad approvazione il nostro disegno di legge sulla non autosufficienza, già depositata presso la presidenza del Consiglio dei ministri, che prevede un Sistema Unitario per la Non Autosufficienza e interventi quali: un adeguato finanziamento pubblico per garantire interventi sociali e sanitari; la promozione della integrazione sociosanitaria prevedendo i Distretti Sociali accanto ai Distretti Sanitari attraverso il potenziamento degli Ambiti Territoriali Sociali previsti dalla legge 328/ 2000; la semplificazione delle procedure per il riconoscimento della condizione di non autosufficienza e per poter accedere ai diritti riconosciuti attraverso il Punto Unico di Accesso collocato nella Casa di Comunità; il Progetto Personalizzato definito sulla base di un approccio biopsicosociale, con la partecipazione attiva della persona, della famiglia e di un team di professioni sanitarie e social, e con risorse adeguate; la formazione del personale sociosanitario a partire dalle e dagli assistenti famigliari anche incentivando contratti di lavoro regolari.

Vogliamo inoltre incentivare nuove forme dell’abitare solidale per combattere ogni forma di solitudine e di emarginazione. Ci impegniamo, inoltre, a sostenere il sistema dei servizi sociosanitari accreditati quali le RSA come parte integrante del sistema di welfare inclusivo per la terza e la quarta età

La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità è la nostra bussola, la sua applicazione il nostro compito. Occorre trasformare il Programma d’azione sulla disabilità di cui alla legge 18/09 in uno strumento effettivamente cogente per tutte le amministrazioni centrali e locali per rendere esigibili i diritti riconosciuti nella Convenzione e nella Strategia Europea sulla disabilità 2030. Dare attuazione alla legge delega sulle persone con disabilità attraverso i decreti attuativi rimasti in sospeso, con la caduta del governo Draghi. Il nostro impegno è rivolto a definire contenuti e strumenti operativi e finanziari affinché i principi di rispetto della dignità, autodeterminazione, parità nelle opportunità spesso declamati diventino diritti esigibili. 

Nel nostro Paese non mancano le buone leggi ma occorre superare la frammentazione dei servizi che disorienta le persone con difficoltà: serve una ricomposizione operativa ma anche delle risorse del sanitario e del sociale mettendo al centro la prospettiva del Budget di Progetto affinché vengano promosse politiche di effettiva inclusione nella scuola, nel lavoro, nel mondo delle relazioni e del tempo libero delle persone con disabilità che devono poter scegliere “dove, come e con chi vivere”. Vogliamo garantire il diritto per ogni persona con disabilità di costruire un progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato che segua la persona con continuità, anche nei passaggi tra un ciclo di vita e il successivo, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Trasformare le buone prassi in prassi comuni per uscire definitivamente dalle sperimentazioni per dare strutturalità ai percorsi nella comunità dove le persone con disabilità vivono. 

Alle persone con disturbi dello spettro autistico e comportamentali vogliamo dare piena attuazione alla legge 134/15 garantendo continuità e rafforzamento del Fondo sull’Autismo e favorendo la continuità educativa e specialistica. 

Crediamo che ridurre le disuguaglianze comporti la promozione di norme in materia di accessibilità e usabilità delle nuove tecnologie in tutti gli ambiti amministrativi in cui l’attuale digital divide impedisce di vivere uguaglianza di opportunità. 

Il riconoscimento del ruolo di caregiver familiare deve uscire dall’attuale fase meramente definitoria. Occorrono misure strutturali per conciliare tempi di cura e di lavoro anche per contrastare l’abbandono del mondo del lavoro da parte dei familiari, che sopportano spesso in via esclusiva il lavoro di cura. Serve incidere sulla promozione di efficaci percorsi di inserimento lavorativo affinché si traducano in effettive opportunità di autonomia e di apprendimento. Il lavoro delle e degli assistenti familiari va reso regolare e qualificato anche favorendo la sua evoluzione verso un sistema civile di imprese con chiari diritti e doveri e riorganizzando i processi di immigrazione che oggi favoriscono irregolarità e clandestinità. 

E’ necessario tutelare e valorizzare tutte le professioni di cura, professioni che ad oggi vedono spesso uno scarso riconoscimento sociale e, specie a livello delle professioni di base, economico. 

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