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Globalizzazione

Principali proposte e azioni 

• Promuovere l’adozione di una tassa minima globale sulle multinazionali con entrate di almeno 20 miliardi (Minimum Global Tax), come proposto dall’OCSE e sostenuto dal G20. La tassa minima globale ha l’obiettivo di evitare che le grandi multinazionali trasferiscano continuamente le proprie sedi fiscali nei Paesi dove pagano meno tasse. 

• Sostenere il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM), per evitare la “rilocalizzazione” delle emissioni di CO2 in altri paesi e incentivare i paesi terzi a rendere più ecologici i processi produttivi. L’obiettivo è di evitare la concorrenza sleale da parte di quei paesi che non si stanno impegnando a sufficienza sul clima e evitare che le aziende producano solo nei paesi con meno regole per il rispetto dell’ambiente. 

• Potenziare il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori in esubero (FEG), aumentando le risorse a disposizione (attualmente 210 milioni) per tutelare i lavoratori e le lavoratrici che hanno perso il lavoro. 

• Sanzionare le aziende che non adottano misure concrete contro il lavoro minorile, il lavoro forzato e la tratta di essere umani nelle catene di fornitura globali, garantendo l’implementazione delle convenzioni internazionali sul lavoro dignitoso e sui diritti umani. 

• Imporre standard ambientali più ambiziosi negli accordi commerciali UE (eliminare i dazi su beni e servizi ambientali e imporre meccanismi di monitoraggio sull’impatto ambientale delle catene di fornitura). 

Italia 2027: la nostra visione 

Il sistema globale fondato su multilateralismo, democrazia e rispetto di regole comuni è apertamente sotto attacco. La guerra di Putin in Ucraina arriva dopo anni di tensioni: nuovi e vecchi nazionalismi, il riemergere di politiche di potenza ed espansione, il montare di misure protezionistiche e le crescenti difficoltà interne delle democrazie lo hanno progressivamente indebolito, rendendo sempre più concreto il rischio che la scena internazionale si trasformi in una “guerra di tutti contro tutti”. 

Alla radice di questi problemi c’è anche un’integrazione economica che da sola non è stata in grado di risolvere le contraddizioni della società globale, producendo nuove disuguaglianze e rimanendo incapace di dare garanzie di sicurezza e protezione alla popolazione globale.

Le interconnessioni tra le economie e le grandi sfide globali dimostrano però la necessità di un rinnovato senso di unità a livello globale, che si concretizzi in nuove forme di cooperazione. 

Vogliamo un’Italia forte che sappia porsi in maniera autorevole come forza promotrice di una nuova globalizzazione. Una globalizzazione diversa rispetto alla deregolamentazione del passato, fondata su regole condivise e standard ambiziosi. Una globalizzazione che guarda non solo al ritorno economico immediato, ma che investe sulla cooperazione politica per risolvere le sfide del nostro tempo: emergenza climatica, disuguaglianze crescenti, crisi geopolitiche e sanitarie. 

Dobbiamo rafforzare le istituzioni esistenti e dotarci di nuovi strumenti che sappiano indirizzare il multilateralismo verso una società globale più giusta, democratica e sostenibile. In questo, giocherà un ruolo chiave l’Ue. L’Italia deve dare il suo contributo per costruire un’Europa più integrata e politica, che sappia definire i suoi interessi e perseguirli unitariamente, sempre dialogando con gli altri Stati e nel rispetto delle istituzioni internazionali. 

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