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Immigrazione

Principali proposte e azioni 

• Istituiremo un’Agenzia di Coordinamento delle politiche migratorie, che diventi il principale attore di riferimento per tutto ciò che riguarda il monitoraggio e la gestione dei flussi, del rispetto dei criteri d’accoglienza e dell’efficacia delle politiche di integrazione nella società e nel mondo del lavoro 

• Cancelleremo la Bossi-Fini e approveremo una nuova Legge sull’immigrazione, che permetta l’ingresso legale per motivi di lavoro, anche sulla base delle indicazioni che arrivano dal sistema delle imprese e dal terzo settore. Questo modello riduce l’irregolarità, facilita l’integrazione e viene incontro alle necessità del sistema produttivo.

• Contrasteremo apertamente qualsiasi politica che preveda la chiusura dei porti, l’introduzione di blocchi navali e i respingimenti illegali, azioni peraltro contrarie al diritto internazionale. Per noi vale il sacrosanto principio per cui chi è in pericolo in mare va soccorso e salvato

• Investiremo sul modello di accoglienza e integrazione del SAI, fondato su piccoli centri diffusi sul territorio. Questo modello dovrà progressivamente sostituire quello straordinario dei CAS, incentrato invece su pochi grandi centri, che è incapace di garantire sicurezza, integrazione e rispetto della dignità delle persone. 

• Agiremo in sede europea per superare il Regolamento di Dublino e costruire una vera politica europea su migrazione e accoglienza, anche promuovendo un accordo di solidarietà tra Paesi UE per la ricollocazione dei rifugiati sul modello Schengen che vada oltre i Trattati, per evitare il problema dei veti. 

• Svilupperemo un piano strutturato per l’attivazione di corridoi umanitari in maniera celere e organizzata in caso di situazioni di particolare emergenza. 

Italia 2027: la nostra visione 

L’Italia ha bisogno di superare l’approccio emergenziale e securitario applicato alle politiche migratorie. È una questione di diritti, di dignità e di interesse nazionale. 

Come ricordato da Papa Francesco, “il Mediterraneo è diventato il cimitero più grande d’Europa”: dal 2014 ad oggi, sono state oltre 20.000 le persone morte in mare. 

La politica dei cosiddetti “porti chiusi” ha avuto il solo effetto di moltiplicare i rischi e le sofferenze, senza avere alcun effetto reale sugli arrivi in Italia. Allo stesso modo, la criminalizzazione delle ONG ha semplicemente ridotto le operazioni condotte da navi attrezzate in maniera adeguata, aumentando invece il ricorso a soluzioni di fortuna, troppo spesso mortali. 

I Decreti Salvini – da noi completamente aboliti nel 2020 con il nuovo Decreto Immigrazione e che lui ha promesso di ripristinare se tornasse al Governo – sono l’esatto contrario di quello che serve all’Italia, perché fondati su un modello che ha aumentato di fatto il numero degli irregolari e ha reso molto più difficile la costruzione di veri percorsi di integrazione. 

Criminalizzare chi arriva non serve a nessuno. L’immigrazione deve essere governata, non sfruttata cinicamente a fini elettorali. Ecco perché vogliamo istituire un’Agenzia di Coordinamento delle politiche migratorie, il principale attore di riferimento per tutto ciò che riguarda il monitoraggio e la gestione dei flussi migratori, del rispetto dei criteri d’accoglienza e dell’efficacia delle politiche di integrazione nella società e nel mondo del lavoro, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni preposte, delle associazioni di categoria e del volontariato. L’Agenzia, composta da un comitato di 5 membri eletti dal parlamento e dipendente direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, riceverà in dotazione una parte delle competenze e delle relative risorse oggi disperse tra varie istituzioni e permetterà di affrontare il fenomeno in maniera sistemica e integrata, uscendo definitivamente da una logica esclusivamente emergenziale e securitaria, garantendo il principio fondamentale del rispetto della vita e della persona migrante, in coordinamento con le istituzioni europee. 

L’Italia ha infatti bisogno di leggi che – al contrario di quanto accade oggi – permettano in maniera legale, ordinata e coordinata l’ingresso in Italia per motivi di lavoro. Il modello che immaginiamo investe sul lavoro e sulla formazione come motore di integrazione e come risposta alle principali sfide economiche, sociali e demografiche. Ciò può essere fatto attraverso il coinvolgimento delle istituzioni preposte, delle associazioni di categoria, delle imprese, dell’associazionismo, del volontariato e della Chiesa italiana che si è sempre dimostrata particolarmente attenta e concretamente attiva nelle politiche di accoglienza. 

Crediamo che governare il fenomeno migratorio significhi costruire percorsi di reale integrazione. Perché solo creando comunità si può garantire legalità e sicurezza, producendo un benessere che arricchisce i territori e rispetta la dignità delle persone migranti. Per questo vogliamo rafforzare il modello di accoglienza del SAI, basato su piccoli centri diffusi sul territorio, dove le tensioni si riducono, i percorsi di integrazione sono più facili e le possibilità di costruire percorsi condivisi con il tessuto sociale locale si moltiplicano. In quest’ottica, è quindi importante riconoscere il prezioso lavoro dei mediatori interculturali, quelle figure professionali che si occupano di facilitare collaborazione e convivenza, e che sono attualmente privi di un quadro normativo. 

Riteniamo prioritario poi promuovere vie sicure e legali per tutte le persone che sono costrette a fuggire dai propri Paesi. Vogliamo favorire la creazione di corridoi umanitari in collaborazione con realtà associative, religiose e del terzo settore e vigilare affinché non vi siano violazioni dei diritti delle persone migranti. Già a livello europeo, i nostri parlamentari hanno lavorato ai rapporti annuali sul rispetto dei diritti fondamentali nell’UE, denunciando gli abusi e chiedendo sanzioni contro quei Paesi che non rispettano i valori su cui si fonda la stessa Unione europea. Ed è proprio sul terreno europeo che riteniamo si debba giocare la sfida dell’accoglienza: superare il Regolamento di Dublino è il primo passo per promuovere politiche solidali. Una solidarietà tra Paesi, prima, e tra persone, poi. Se necessario, saremo pronti a promuovere una “Schengen dell’immigrazione”, mettendo insieme i Paesi europei disposti a costruire una reale solidarietà reciproca e un sistema di accoglienza diffusa oltre i Trattati europei, che su questo tema sono soggetti al ricatto e al gioco dei veti di paesi come Ungheria e Polonia. 

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