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Imprese

Principali proposte e azioni 

• Sosterremo le imprese nella crisi energetica, attraverso il raddoppio e la proroga dei crediti d’imposta per i consumi di energia e gas e l’attivazione delle energy e gas release. 

• Sosterremo le imprese nella transizione ecologica, prevedendo: la compensazione strutturale del caro energia; l’estensione a tutto il territorio nazionale del credito d’imposta per gli investimenti in efficienza energetica e l’autoconsumo da fonti rinnovabili; il rafforzamento delle politiche e degli stanziamenti per la riconversione delle imprese e la riqualificazione dei lavoratori dei settori “hard to abate” e dell’automotive; l’estensione del Piano Transizione 4.0 agli investimenti per la transizione ecologica, rendendolo maggiormente fruibile dalle micro, piccole e medie imprese. 

• Riorganizzaremo gli incentivi fiscali per le imprese, con particolare riferimento a quelli per gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione. In questo quadro, intendiamo: attuare e potenziare i progetti del PNRR a sostegno della ricerca e dell’innovazione, a partire dal rafforzamento della ricerca di base e applicata; sostenere i processi di innovazione e trasferimento tecnologico; rafforzare le politiche industriali per i settori di punta (microprocessori, auto elettrica). 

• Per garantire un più semplice accesso al credito, favoriremo gli strumenti di finanziamento complementari al credito bancario: emissioni obbligazionarie delle PMI, semplificazione e incentivazione della quotazione delle PMI, maggiore apporto degli investitori istituzionali nel sistema delle imprese, incentivi per la capitalizzazione delle PMI non quotate, potenziamento del Fondo nazionale per l’innovazione per il venture capital, sviluppo del FinTech e della finanza sostenibile. Inoltre, agevoleremo la rinegoziazione e l’allungamento dei finanziamenti garantiti dallo Stato attraverso il Fondo centrale di garanzia e SACE. 

• Istituiremo un coordinamento per la valorizzazione del ruolo e del contributo delle imprese a partecipazione pubblica nelle strategie di politica industriale, in particolare per la transizione ecologica e digitale. 

• Estenderemo la detrazione IRPEF del 50% a tutte le tipologie di startup di under-35 per le persone fisiche che investono fino a 100 mila euro nel capitale di rischio attualmente prevista per le sole startup innovative. 

• Potenzieremo le misure per attirare gli investimenti diretti dall’estero e favorire il “reshoring” delle imprese (Contratti di sviluppo, ZES e ZLS, opportunità relative alle crisi industriali, scouting e comunicazione all’estero, semplificazione normativa e regolamentare). 

• Attueremo i progetti del PNRR a sostegno delle imprese, a partire da: riorganizzazione degli strumenti di sostegno dell’imprenditoria femminile, potenziamento degli incentivi fiscali per gli investimenti in start-up e PMI innovative, rafforzamento delle ZES e ZLS, sostegno dell’internazionalizzazione delle PMI. 

Italia 2027: la nostra visione 

L’economia italiana è dominata da piccole e medie imprese (PMI): nel 2020 le mi croimprese rappresentavano il 95% dei 4,4 milioni di imprese non agricole, il 27% del valore aggiunto e il 44% degli addetti. Le medie e grandi imprese erano 28 mila (0,6% del totale), ma costituivano quasi il 37% degli occupati e il 53% del valore aggiunto. Tra le grandi imprese è molto rilevante il ruolo delle società a partecipazione pubblica: ben 13 delle 50 società più grandi. 

La crisi pandemica ha accelerato la trasformazione dell’assetto produttivo e occupazionale che già negli ultimi dieci anni aveva visto una riduzione delle imprese e degli addetti nelle costruzioni, nel commercio, nei trasporti e magazzinaggio, in favore degli altri settori dei servizi. 

L’intervento pubblico ha mitigato gli effetti della recessione e accelerato la ripresa. Nel 2022 l’attività economica infatti è tornata ai livelli pre-crisi, ma non per tutti: a pagare il prezzo maggiore sono state le microimprese, mentre i diversi settori hanno manifestato estrema eterogeneità nella loro capacità di reazione e di adattamento. Questa diversa capacità di reazione del tessuto produttivo rischia di penalizzare ulteriormente il Mezzogiorno, dove la bassa incidenza di imprese (amplificata dalle differenze in termini di dimensione media e produttività) continua a pesare sulla di varicazione di competitività rispetto al Centro-nord. 

In questo quadro, il tema del passaggio generazionale diventa sempre più rilevante. Il 75% delle imprese con almeno 3 addetti è a conduzione familiare e l’invecchiamento progressivo degli imprenditori (in linea con quello della popolazione) richiede una strategia complessiva di accompagnamento del tessuto produttivo italiano a una nuova stagione, che sappia anche riequilibrare il divario di genere nella guida delle aziende (oggi gli imprenditori sono per quasi il 70% uomini). 

Una delle maggiori criticità del sistema produttivo italiano rispetto al resto d’Europa, poi, è il livello relativamente modesto degli investimenti in ricerca e sviluppo e il ri tardo nell’uso delle tecnologie digitali (formazione ICT, computer connessi, e-commerce). Nel 2018 ha realizzato progetti di innovazione il 38% delle imprese (l’82% di quelle con più di 250 addetti). Lo smartworking, che nel 2019 interessava meno di 600 mila lavoratori, è esploso durante il primo lockdown (6,6 milioni nel marzo 2020) e rimarrà su livelli elevati anche nel post-pandemia (4,4 milioni secondo una stima del Politecnico di Milano). Per questo, il fenomeno non può essere ridotto a proposte emergenziali, ma deve essere regolamentato in tutti i suoi aspetti. 

Nella gestione delle risorse umane, la criticità più importante segnalata dalle impre se è il costo del lavoro e, per quelle più grandi, il reperimento di personale con le competenze tecniche richieste. Le imprese che fanno formazione sono quasi l’81% di quelle con oltre 250 addetti, ma solo il 18% di quelle 3-9 addetti. 

L’internazionalizzazione del sistema produttivo è sempre più accentuata. Le im prese esportatrici sono oltre 126 mila ma poco più di mille hanno realizzato nel 2020 oltre il 56% dell’export. Nel 2018 quasi il 3% delle imprese produceva all’estero parte del proprio output (quasi il 15% delle imprese con più di 250 addetti). Il maggiore fattore di delocalizzazione è il risparmio sul costo del lavoro, seguito dall’accesso ai mercati. Anche la presenza e il ruolo delle multinazionali è molto rilevante: nel 2019 le quasi 16 mila imprese a controllo estero operanti in Italia occupavano quasi il 9% degli addetti e producevano oltre il 16% del valore aggiunto. 

Nella percezione delle imprese, i principali fattori che ostacolano la competitività sono gli oneri amministrativi e burocratici, l’accesso al credito, la carenza di domanda e il contesto socio-ambientale. Tra i maggiori fattori di competitività vengono indicati la qualità, la professionalità dei dipendenti e il prezzo dei prodotti o servizi. 

Due terzi delle imprese ricorrono a fonti esterne di finanziamento (credito e, in mi sura minore, strumenti del mercato finanziario). Le pesanti conseguenze della crisi pandemica hanno portato oltre 2,7 milioni di imprese a ricorrere a prestiti garantiti dal Fondo centrale di garanzia PMI (per un importo a fine giugno 2022 di quasi 257 miliardi di euro) e oltre 6 mila a richiedere prestiti garantiti da SACE (per 42 miliardi di euro). 

L’attenzione delle imprese per la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale è in aumento. Nell’ultimo decennio il sistema produttivo ha ridotto le emissioni inquinanti in rapporto al valore aggiunto e l’efficienza dell’uso di materia. L’Italia è leader in Europa nell’economia circolare e per indice di efficienza nell’impiego delle risorse. 

L’attuazione delle riforme e degli investimenti del PNRR e le politiche pubbliche per le imprese che promuoveremo nella prossima legislatura permetteranno all’Italia di affrontare i nodi cruciali per rilanciare lo sviluppo del nostro sistema produttivo, dalla promozione della ricerca, dell’innovazione e della creatività al sostegno dell’internazionalizzazione delle aziende, dalle misure per affrontare la crisi energe tica a quelle per sostenere e accompagnare le imprese e i lavoratori nella doppia transizione ecologica e digitale, dall’investimento nel capitale umano e l’irrobustimento dimensionale e patrimoniale delle imprese allo sviluppo del ruolo della cooperazione. 

La digitalizzazione e semplificazione della Pubblica amministrazione e le riforme della giustizia civile, penale e tributaria previste dal PNRR miglioreranno netta mente le condizioni di contesto per l’iniziativa imprenditoriale. Orienteremo la normativa e il sistema fiscale per attirare gli investimenti diretti dall’estero, favorire la ri-localizzazione (“reshoring”) delle imprese e promuovere la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale del sistema produttivo. 

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