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Mezzogiorno e isole

Principali proposte e azioni 

• Vogliamo definire i Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) per i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale e superare il criterio della spesa storica che per anni ha determinato un’allocazione territoriale delle risorse sperequata danneggiando i territori a maggior fabbisogno. 

• Ci impegniamo a rispettare le quote di investimenti destinate al Mezzogiorno nel PNRR (40%) e nel bilancio ordinario dello Stato (34%) e verificare che i fondi derivanti dalle politiche di coesione nazionali ed europee (Fsc e Fondi SIE) siano aggiuntivi e complementari. 

• Vogliamo realizzare l’idea dei territori in 30 minuti: i servizi di prossimità devono essere assicurati su tutto il territorio nazionale entro una distanza massima di tempo percorribile. 

• Intendiamo prorogare, potenziare e razionalizzare i diversi meccanismi di incentivazione per l’occupazione nel Mezzogiorno, puntando su giovani e donne. 

• Le regioni del Mezzogiorno e insulari sono quelle che presentano le maggiori carenze di personale nelle Pubbliche amministrazioni. Per questo potranno beneficiare del grande piano di assunzioni che realizzeremo per coprire il fabbisogno della P.A. fino al 2030, col rispetto delle clausole PNRR su giovani e donne, e che prevede l’assunzione entro il 2024 di 300.000 dipendenti, e successivamente almeno 120.000 nuove assunzioni all’anno fino al 2029. 

• Vogliamo realizzare la “Fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud” – attraverso il negoziato con la Commissione europea – così da accompagnare, come previsto al momento dell’introduzione, tutta la stagione di rilancio degli investimenti per massimizzarne l’impatto occupazionale. 

• Opereremo per rendere strutturale il taglio del 30% dei contributi previdenziali per le lavoratrici e i lavoratori del Mezzogiorno. Grazie all’impegno del PD questa misura è stata approvata dall’UE nel 2020, pur con un orizzonte temporale limitato come risposta alla pandemia, e di nuovo prorogata nel 2022 in relazione alla guerra in Ucraina. Intendiamo proseguire nell’azione intrapresa dal Governo Draghi presso le istituzioni europee per rendere questo provvedimento strutturale. 

• Ci impegniamo a rafforzare e rendere strutturali gli strumenti di politica industriale regionale, potenziati in particolare nel 2020-2021 (Credito di imposta per investimenti, incentivi potenziati per R&S, Fondo “Cresci al Sud” per la crescita dimensionale delle imprese, priorità Sud nel Fondo Nazionale Innovazione e Protocolli con CDP e Invitalia, rilancio delle Zone Economiche Speciali) e prevedere forme di riequilibrio territoriale negli strumenti di politica industriale nazionale. 

• Nell’ambito degli Ecosistemi dell’innovazione al Sud, insediare nel Mezzogiorno una rete di grandi poli di formazione su rinnovabili e transizione verde, un vero e proprio hub internazionale, capace di attrarre competenze e investimenti, di offrire concrete prospettive lavorative ai giovani del Sud, anche recuperando le grandi aree dismesse, così da rafforzare la leadership italiana nella green economy e di rinsaldare i legami con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, sempre più rilevanti per la strategia energetica nazionale. 

• Insularità. Con la recente modifica dell’articolo 119 della Costituzione, la Repubblica “riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”. Vogliamo dare priorità ad una nuova politica di contrasto degli svantaggi dell’insularità. Le nostre proposte prioritarie: 

– Definizione entro il primo semestre del 2023, sulla base di un’indagine conoscitiva supportata dalle valutazioni dell’Ufficio Parlamentare di Bi lancio, della stima dei costi derivanti dall’insularità; 

– Individuazione settori su cui intervenire con interventi compensativi, a partire da: sanità, istruzione e università, trasporti e continuità territo riale, energia; 

– Costituzione di un nuovo Fondo Nazionale di contrasto agli svantaggi da insularità, nel quale far confluire risorse nazionali ed europee e la cui governance ricalchi quella del PNRR; 

– Definizione di correttivi da insularità al sistema dei LEP, anche per con trastare lo spopolamento e poter costruire servizi sulla base delle speci ficità demografiche e geografiche dei territori; 

– Adozione di uno specifico strumento nell’ambito della Politica di coe sione UE espressamente orientato al contrasto degli svantaggi dell’insu larità a livello europeo; 

– Adeguamento della disciplina UE in materia di Aiuti di Stato per le Isole e definizione di una specifica fiscalità di vantaggio per le Isole, compa tibilmente con il rispetto delle norme UE. 

Italia 2027: la nostra visione 

Ridurre i divari tra cittadini e tra territori non è solo la priorità nazionale per un’Italia più unita e più giusta, è la vera occasione per riavviare uno sviluppo forte e durevo le, per riprendere a investire attivando potenziali di crescita e innovazione inespres si, per creare opportunità di lavoro buono, in particolare per i giovani e le donne. 

Le difficoltà specifiche del Mezzogiorno sono note, a partire dal lavoro (con tassi di occupazione strutturalmente molto più bassi rispetto al Centro-Nord, in particolare per quanto riguarda donne e giovani) e dallo scarso livello dei servizi di cittadinanza (primi fra tutti quelli sanitari e socio-assistenziali). Condizioni che troppo spesso mettono le giovani e i giovani del Mezzogiorno di fronte a un’unica scelta: andarsene. Negli ultimi 10 anni l’emigrazione netta dal Sud e Isole verso il Centro-Nord ha superato il mezzo milione di persone, una cifra equivalente all’intera Basilicata

“L’Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà”. “Nessuno si salva da solo”. Lo abbiamo sentito dire troppe volte. Serve una nuova consapevolezza. La sfida del Sud è certo la più difficile di tutta la nostra storia unitaria, ma “non è una causa persa”. C’è una grande vitalità e capacità di innovazione, nelle forze sociali e imprenditoriali, nelle forme della cittadinanza attiva, in luoghi che rappresentano il cambiamento possibile, in realtà che sperimentano già quel modello di sviluppo sostenibile che vogliamo perseguire.

La politica ha il compito di creare e diffondere condizioni di benessere, accelerare e supportare i processi virtuosi. La premessa è dare risposte alle emergenze e ai bisogni, dove necessario riconquistare territori e cittadini alla legalità. 

Le condizioni perché ciò accada oggi ci sono. Negli ultimi tre anni abbiamo messo il Mezzogiorno in cima alle priorità della politica nazionale, nella convinzione che se si rilancia il processo di sviluppo del Sud a beneficiarne sarà l’intero Paese. Per la prima volta da decenni, grazie all’intervento determinante del PD, Next Generation EU ha restituito centralità alla questione delle disuguaglianze sociali, generazionali e di genere, che al Sud si sommano e si combinano, esacerbando i problemi nazionali della debolezza della macchina pubblica, della produttività stagnante del tessuto produttivo, della distanza dal mercato del lavoro delle donne e dei giovani. Gli investimenti da noi voluti nel PNRR possono cambiare questo scenario, ma ora serve la volontà politica e la capacità amministrativa di portarli avanti. Dobbiamo rendere effettivo l’impegno a fare della coesione una prioritari da perseguire in tutte le missioni del Piano, andando oltre il rispetto della regola contabile della clausola del 40%. Noi abbiamo la credibilità per farlo. 

Il Piano Sud 2030 – Sviluppo e coesione per l’Italia, presentato nel febbraio 2020, ha infatti per molti versi anticipato la novità intervenuta nelle politiche europee: individuando le risorse da attivare e le missioni da perseguire per una rinnovata azione pubblica di investimento ordinaria e aggiuntiva per le aree in ritardo; programmando gli interventi che sono poi confluiti nel PNRR (il rafforzamento della Strategia nazionale per le aree interne, gli ecosistemi per l’innovazione al Sud e nei contesti urbani marginalizzati, la lotta alla povertà educativa minorile, la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie, la riforma della governance e gli investimenti nelle Zone economiche speciali del Mezzogiorno); indicando la necessità di “attrezzare” la macchina pubblica con un programma di rigenerazione amministrativa basato sull’inserimento di giovani laureati. 

L’occasione di assumere nella politica ordinaria nazionale gli obiettivi complementari della crescita e della coesione economica, sociale e territoriale va colta non solo per motivi di equità ma perché la riduzione dei divari tra cittadini, imprese e territori è la condizione necessaria per riavviare lo sviluppo nazionale. 

Tuttavia, la scelta di allocare agli enti locali le risorse per realizzare gli interventi del PNRR di cui sono responsabili con procedure competitive si è mostrata non sempre coerente con le finalità di riequilibrio territoriale del Piano. La Cabina di regia deve svolgere appieno la sua funzione di coordinamento tra Ministeri ai quali troppa autonomia è stata concessa nella definizione dei criteri di accesso alle risorse, molti dei quali hanno sfavorito i Comuni più piccoli e finanziariamente fragili. Il sistema dei bandi ha riflesso troppo spesso la geografia delle capacità amministrative che quella dei reali fabbisogni di investimenti. Insomma, anche nell’attuazione del PNRR, dalla prospettiva del Sud, servono dei correttivi per favorire la realizzazione dei suoi obiettivi. In particolare, nella fase realizzativa, la necessaria e pur prevista rigenerazione amministrativa, con il rafforzamento degli organici degli enti territoriali, richiede tempi non compatibili con le tempistiche del PNRR. È necessario attivare un supporto effettivo dal “centro” per aprire e chiudere in tempo i cantieri. I centri di competenza nazionali, a partire da Cassa Depositi e Prestiti, devono assumere la responsabilità piena di operatori pubblici impegnati attivamente per la perequazione territoriale. Nella fase di attuazione di massimo sforzo realizzativo degli enti territoriali, sarà necessario attivare tutti gli strumenti di accompagnamento all’esecuzione di cui si è dotata la governance del PNRR, incluso il potere sostitutivo da parte dello Stato centrale nei casi di palese inadeguatezza realizzativa degli enti decentrati. 

Ma il PNRR non può essere la panacea per il Sud. È inutile caricare di aspettative le politiche “aggiuntive” se le politiche generali per la sanità, la mobilità, l’istruzione, ostacolano la convergenza regionale. Bisogna cioè scongiurare il rischio che si affidi unicamente al PNRR l’obiettivo della riduzione dei divari territoriali. Restano decisive le politiche generali in cui saranno calati gli interventi del Piano che devono essere coerenti con la sfida e l’obiettivo di liberare il potenziale del Sud. 

La nostra proposta per il Mezzogiorno è un cambio di paradigma: noi crediamo che l’Italia potrà avere una crescita forte, durevole e sostenibile solo se saprà colmare i suoi divari territoriali. In quest’ottica, è importante sottolineare che nell’ultima legislatura, è stata approvata la riforma che introduce il principio del contrasto agli svantaggi da insularità nella Costituzione. Il nuovo comma inserito all’articolo 119 recita: “La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità“. Dopo l’approvazione della norma, dobbiamo ora continuare il lavoro per garantire una continuità territoriale sostanziale, che assicuri davvero agli abitanti delle isole di godere degli stessi diritti degli altri cittadini, riconoscendo al contempo la straordinaria ricchezza e specificità. 

Per realizzare questo cambio di paradigma, vogliamo partire innanzitutto dal lavoro. Tutte le analisi mostrano chiaramente che le differenze in termini di PIL pro capite tra Nord e Sud si spiegano principalmente per la diversa partecipazione alla forza lavoro: nelle regioni meridionali il numero di occupati in rapporto alla popolazione in età da lavoro è diminuito ininterrottamente dagli anni Cinquanta, e questo colpisce soprattutto i giovani e le donne. Uno scandalo che chiede una risposta all’altezza. 

Il primo passo per costruire nuove opportunità di lavoro e di sviluppo è smettere di considerare il Mezzogiorno una periferia, dell’Italia o dell’Europa. L’orizzonte dei prossimi cinque anni, realizzando i programmi di investimento previsti, e con una politica nazionale ordinaria coerente con le sfide e gli obiettivi da raggiungere, è di rendere il Sud il luogo in cui si realizza un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla sostenibilità ambientale e sociale

Un Sud rivolto ai giovani, dove l’investimento in istruzione e formazione, dall’asilo all’Università, sia una priorità assoluta, per combattere la prima ingiustizia italiana, e cioè che il destino di una persona sia segnato dalla famiglia e dal luogo in cui nasce: la prima ragione dell’esodo delle nuove generazioni meridionali che rappresenta la vera emergenza nazionale. I giovani del Sud devono essere liberi, di andare, di tornare. Noi vogliamo garantire il “diritto a restare”. 

Un Sud inclusivo e connesso, perché i bisogni prioritari di infrastrutturazione al Sud non riguardano soltanto la connessione fisica ma anche l’inclusione sociale. Attraverso l’investimento nelle infrastrutture sociali e sui servizi vogliamo promuovere la piena cittadinanza, garantire i diritti sociali in tutto il territorio nazionale, senza esclusioni. Vogliamo un Paese più connesso, per rilanciare la sua competitività. Per farlo, dobbiamo garantire al Sud il “diritto alla connessione”, per rompere l’isolamento di alcune aree interne e dei piccoli comuni. E attraverso il rilancio degli investimenti nelle reti e nei servizi di trasporto migliorare l’accesso e la connessione alle reti europee. 

Un Sud per la svolta ecologica, perché la prospettiva di una “transizione giusta” acquista sia a livello europeo che a livello nazionale una forte connotazione territoriale. Per il Sud, il nuovo corso verde dell’economia e della società rappresenta un’occasione unica, dopo decenni, per non limitarsi a inseguire i processi di sviluppo più avanzati ma per anticipare e sperimentare nuove vie di produzione e benessere. Con gli investimenti previsti vogliamo e possiamo realizzare al Sud il ciclo integrato dei rifiuti per garantire servizi adeguati ai cittadini, favorire nuove opportunità di sviluppo, nel segno della sostenibilità e della legalità. 

Un Sud frontiera dell’innovazione, perché per attrarre o trattenere sul territorio il capitale umano già formato servono soprattutto occasioni di lavoro di qualità, generate da imprese in grado di competere, crescere e innovare. Una delle condizioni affinché questo diventi possibile è il rafforzamento delle reti tra impresa e ricerca, attraverso la costruzione di un moderno e competitivo tessuto di trasferimento tecnologico. Vogliamo sostenere la diffusione di “ecosistemi dell’innovazione”, attraverso la promozione dell’insediamento di start-up e l’attrazione di nuove realtà aziendali con caratteristiche qualificanti sull’ambiente economico, sociale e naturale e l’incentivo alla collaborazione tra imprese e sistema della ricerca per favorire il trasferimento tecnologico, in partenariato pubblico-privato. 

Un Sud aperto al mondo nel Mediterraneo per accompagnare l’internazionalizzazione dell’economia meridionale, puntando sulla sua vocazione portuale, attraverso il rilancio delle Zone Economiche Speciali. Una vocazione scritta nella sua geografia e nella sua storia che oggi possiamo rendere di nuovo una prospettiva concreta. Ma la collocazione del Sud al centro del Mediterraneo allargato impone una nuova consapevolezza europea della centralità del Mare Nostrum, dettata non solo dalle dinamiche economiche, ma soprattutto dalla stratificazione storica delle relazioni culturali, da rilanciare in un’ottica di interscambio tra le nuove generazioni, per una prospettiva di pace e benessere diffuso, anche attraverso programmi dedicati di cooperazione. 

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