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Parità di genere

Principali proposte e azioni 

• Lanceremo un Piano Strategico per l’occupazione femminile, sulla linea di quanto voluto dal PD all’interno del PNRR. Occorre una nuova visione strategica che prenda sul serio il valore del lavoro femminile quale volano di sviluppo del Paese. 

• Lanceremo un programma organico di contrasto delle prassi discriminatorie, a partire dal monitoraggio dell’attuazione della legge sulla parità salariale voluta dal PD e dall’implementazione dei sistemi premiali in favore di imprese che credono nei talenti femminili e offrono possibilità di crescite professionali, fino all’introduzione di misure che disincentivano il ricorso ‘fittizio’ alla manodopera femminile nei casi di agevolazioni all’occupazione (ad esempio, previsione nei contratti pubblici di appalto di un monte-ore minimo per i contratti di lavoro con le donne) 

• Introdurremo una tassazione agevolata per il secondo percettore di reddito in famiglia, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di lavoro, dare impulso all’occupazione femminile, far emergere il lavoro nero e favorire il ritorno nel mondo del lavoro, dopo il congedo di maternità obbligatorio. 

• Continueremo l’impegno per un rafforzamento della democrazia paritaria, a cominciare dall’approvazione della legge per il riequilibrio di genere negli organi costituzionali, le autorità indipendenti e le società controllate, per promuovere anche nelle nomine l’equa rappresentanza. 

• Approveremo una legge sulla co-genitorialità, per introdurre totale parità nei congedi di maternità e paternità e un nuovo congedo parentale anch’esso pienamente paritario, da affiancare a strumenti di flessibilità, come part time e lavoro agile di coppia agevolati. 

• Riqualificheremo le forme di sostegno al reddito delle donne in cerca di occupazione, al fine di favorire la loro autonomia economica. 

• Riconosceremo il valore sociale dell’attività di cura, con il duplice obiettivo di alleggerire i carichi di cura tradizionalmente gestiti nella sfera familiare dalle donne e di stimolare una loro maggiore partecipazione al mercato del lavoro. 

• Incrementeremo i servizi alla persona, rafforzando un settore in cui è più alta la presenza d’impiego femminile. 

• Ridurremo l’IVA per gli assorbenti al 4% (aliquota che si applica ai beni essenziali) • Garantiremo uniformemente su tutto il territorio nazionale il pieno riconoscimento dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, nel pieno rispetto della loro libertà e autodeterminazione. Per difendere e sostenere l’autodeterminazione femminile nelle decisioni riproduttive è imprescindibile ovunque l’applicazione della legge 194/1978 in ogni sua parte e delle linee guida sull’aborto farmacologico. 

• Miglioreremo l’accesso alla procreazione assistita; garantiremo contraccezione gratuita; potenzieremo la rete pubblica nazionale dei consultori; riconosceremo le malattie croniche e invalidanti femminili come endometriosi e vulvodinia.

• Prevenire e contrastare la violenza contro le donne. 

Italia 2027: la nostra visione 

Il perseguimento dell’obiettivo della “parità di genere” impone un profondo cambiamento di paradigma nelle politiche di sviluppo del Paese

Non a caso, il PNRR adottato dal Governo e approvato dalla CE ha posto tra le proprie “Priorità trasversali”, che attraversano le 6 Missioni individuate al fine di «per recuperare i ritardi storici che penalizzano storicamente il Paese», l’obiettivo di superare «la persistenza delle disuguaglianze di genere, così come l’assenza di pari opportunità». 

Non basta assumere la prospettiva “trasversale”: occorre prendere sul serio il valore del lavoro femminile quale volano di sviluppo. Servono politiche in grado di sostenere la valorizzazione e il riequilibrio del lavoro di cura, azioni efficaci di contrasto delle prassi discriminatorie, della violenza e delle molestie nei luoghi di lavoro, di prevenzione e di repressione delle forme più gravi di sfruttamento lavorativo (dalla Tratta di esseri umani al caporalato). Servono nuove strategie in materia di servizi alla persona, ricostruendo un sistema di welfare sostenibile: dall’istruzione alla sanità, dai trasporti alla vivibilità delle città. 

La rappresentazione del ruolo e delle capacità delle donne è ancora oggi colonizzata da stereotipi e luoghi comuni. Si è sempre imposto alle donne di omologarsi ai modelli maschili e questa visione ha continuato per anni a guidare le scelte e i comportamenti delle persone e dello Stato. 

Le donne possono partecipare, ma non dirigere. Devono accettare che siano altri a decidere sul loro corpo e tollerare declinazioni solo al maschile dei propri mestieri. Devono occuparsi delle faccende domestiche e interpretare come “raptus” la violenza. Possono, spesso devono, essere solo madri o solo lavoratrici. Le politiche che riguardano le donne non sono adeguate perché continuano a raccontare le donne che ce la fanno come simbolo, come eccezione. 

Dal diritto ad abortire – fino ad ora, non realmente garantito ovunque – sino alla scelta di avere figli – che ha sempre pesato solo sulle donne -, l’elenco di ciò che alle donne viene negato o imposto dall’alto restituisce l’immagine di un Paese che fatica ad avvicinarsi al concetto di autodeterminazione, maternità libera e responsabile, parità di genere

Come purtroppo accade spesso nel nostro Paese, il mercato del lavoro è il luogo dove queste disuguaglianze si cristallizzano invece di rompersi. Tantissime donne arrivano all’età adulta senza avere gli strumenti, la possibilità o la libertà di scelta per trovare un impiego. Chi trova un lavoro troppo spesso è costretta a lasciarlo o a ridimensionare le proprie aspettative non appena arriva un figlio o un parente si ammala. Chi decide di investire sulla propria carriera, lo fa a costo di sacrifici e rinunce che un uomo non incontra sulla propria strada. In tutti questi casi, le donne si ritrovano da sole ad affrontare gli ostacoli di un mondo che rimane declinato sempre e comunque al maschile

La percezione di essere sole è evidente anche quando si parla di violenza. Solo una donna su sette aveva denunciato l’uomo che poi l’avrebbe uccisa. Per paura, per imbarazzo, per mancanza di alternative, perché non sa che lo Stato può starle accanto. Se l’urgenza di rovesciare gli schemi impone un cambiamento culturale, è invece tutta politica la responsabilità di creare le condizioni che rendano possibile una reale parità

Per superare gli storici divari di genere che caratterizzano il nostro Paese, il Partito Democratico vuole fare del concetto di parità il motore di politiche pubbliche che sostengono la donna, ne tutelano i diritti e abbattono gli stereotipi. Le donne sono una risorsa imprescindibile di innovazione e per questo la democrazia paritaria rientra appieno nel nostro orizzonte. Per un Paese più giusto, più equo, più inclusivo e competitivo. 

Smascherare il maschilismo è la ricetta per rimettere al centro la parità e creare occasioni di sviluppo, personale, sociale ed economico, per tutte e tutti. Di fronte a chi dice che il trend in discesa delle nascite si risolve solo se le donne stanno a casa, noi sappiamo che la maternità non è un destino, ma una scelta e che quindi la denatalità si combatte solo con nuove regole del mondo del lavoro e potenziamento dei servizi, anche di prossimità e territoriali come nuovi asili e scuole dell’infanzia. La denatalità si combatte promuovendo una maternità libera e responsabile. 

Il Paese ha bisogno di un Piano strategico per l’occupazione femminile, perché gli ostacoli che le donne incontrano nella piena partecipazione alla vita economica del Paese non sono solo uno schiaffo alla dignità e alla libertà di scelte delle dirette interessate, ma impoveriscono l’Italia tutta e ne limitano le possibilità di sviluppo. Un incremento sostanziale dell’occupazione femminile è l’unica strada per affrontare con successo le due grandi sfide della bassa produttività e della sostenibilità del sistema pensionistico. Senza contare che tutti i dati a disposizione sono ormai concordi nell’evidenziare che nei luoghi di lavoro dove le donne riescono più facilmente ad accedere a ruoli di responsabilità si registrano migliori performance economiche e maggiore propensione all’innovazione. 

Grazie al PD, ora abbiamo una legge sulla parità salariale che garantisce alle donne il diritto di avere giustizia rispetto alle discriminazioni retributive sui luoghi di lavoro. Grazie a meccanismi di trasparenza e una premialità per le aziende virtuose vogliamo accompagnare un cambiamento culturale vitale per il nostro paese. Per le donne e la loro piena realizzazione. Per l’Italia e la sua crescita. 

Quello da superare, poi, è il modello di mondo del lavoro che emerge dalle politiche che riguardano la genitorialità: non si tratta di creare eccezioni o deroghe per le mamme lavoratrici, ma di strutturare regole e servizi che permettano di essere genitore senza dover necessariamente costringere le donne, su cui si scarica la responsabilità della famiglia, a compiere sacrifici o rinunce

Non è vero che si muore di “troppo amore”. Le donne devono sentirsi al sicuro e vogliamo che abbiano la possibilità di uscire dal contesto violento sapendo di essere protette dallo Stato

Vogliamo portare avanti le battaglie che hanno caratterizzato il nostro lavoro in Parlamento: dal doppio cognome dei figli, agli strumenti per contrastare la violen za di genere e la vittimizzazione secondaria nei processi, così come la proposta di revisione della disciplina sui reati di violenza sessuale per affermare in modo chiaro che “no è no”. 

Vogliamo che la salute delle donne sia tutelata a 360 gradi: dal diritto ad una interruzione di gravidanza in maniera sicura e in tutte le strutture pubbliche, al riconoscimento delle malattie croniche e invalidanti femminili (come endometriosi o vulvodinia), fino ad arrivare al potenziamento della rete dei consultori pubblici. 

Vogliamo che sia garantita la valorizzazione contributiva del lavoro di cura per le donne, tenendo conto degli indicatori statistici che attestano l’attuale distribuzione di tale attività. Lo faremo anche attraverso il riconoscimento, nel sistema misto e contributivo, di un anticipo pensionistico (1 anno ogni 5 anni, fino un massimo di 4 anni, rapportato a ratei annuali) ai soggetti che assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo e secondo grado convivente con handicap grave. Questo passo rappresenta un primo step per il riconoscimento del lavoro di cura, che vogliamo venga riconosciuto a tutte e tutti a livello previdenziale con misure adeguate. Vogliamo destrutturare quel modello culturale che inquadra la cura e i servizi domestici come appannaggio esclusivo delle donne e riconoscere queste attività come veri e propri lavori, garantendo tutele assistenziali e previdenziali. 

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