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Politica estera

Principali proposte e azioni

• Lavoreremo per il ritorno della pace sul continente europeo. Insieme agli alleati europei ed internazionali, continueremo a sostenere con ogni mezzo l’Ucraina aggredita dalla Russia e a facilitarne il percorso di avvicinamento all’Unione Europea.

• Promuoveremo una diplomazia del cambiamento, sociale ed ecologico, nel Mediterraneo. L’azione italiana deve passare principalmente attraverso strumenti di soft power, quali quello culturale, gli aiuti allo sviluppo, gli investimenti, la costruzione delle istituzioni e di classi dirigenti delle società in transizione. Inoltre, l’Italia e i suoi partner europei dovrebbero agire in maniera congiunta per lo sviluppo delle interconnessioni elettriche fra UE e Africa, favorendo così la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile a casa nostra e sulla sponda sud del Mediterraneo.

• Porteremo allo 0,7% del PIL le spese per la cooperazione allo sviluppo, perché l’Italia ha bisogno di strumenti adeguati per perseguire i propri interessi nazionali.

• Lavoreremo per rafforzare i meccanismi di prevenzione e gestione coordinata delle crisi a livello regionale e globale, da quelle legate al cambiamento climatico fino ai sistemi di coordinamento economico o sanitario.

• Porteremo avanti una modernizzazione generale delle istituzioni che concorrono alla concreta realizzazione della politica estera del paese. In campo diplomatico vogliamo istituire specializzazioni tematiche e regionali, garantire una specializzazione tecnica e quantitativa e creare strumenti di previsione strategica. Intendiamo inoltre razionalizzare il budget della difesa per aumentare la capacità operativa delle forze armate e rivedere il processo e le tempistiche parlamentari di approvazione e valutazione delle missioni all’estero.

Italia 2027: la nostra visione

Queste elezioni avvengono in tempo di guerra: è uno choc per tutti e un dramma per il popolo ucraino. Il nuovo disordine mondiale ha ormai raggiunto l’Italia e il nostro continente.

Il nostro Paese si trova in una condizione di grande vulnerabilità a causa di un’instabilità diffusa a livello globale. Tra i focolai di crisi che ci riguardano più da vicino, oltre all’aggressione russa contro l’Ucraina, si evidenziano le crisi interne e regionali in Africa del nord e subsahariana, aggravate dalle ingerenze di potenze esterne, che espongono l’Italia a nuove minacce alla sua sicurezza e complicano le relazioni politiche, economiche e commerciali con quei paesi; e la crisi energetica figlia del conflitto russo-ucraino e l’inflazione generalizzata, che rischiano di vanificare gli sforzi fatti per rilanciare l’economia italiana dopo la pandemia da Covid 19.

Allo stesso tempo, l’aggressione russa all’Ucraina rappresenta l’ultima, e di gran lunga la più grave e terribile, di una lunga serie di violazioni delle norme che, sulla base dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, hanno regolato i rapporti tra Stati dalla fine della Guerra Fredda. Il diritto internazionale è sempre più messo in discussione dal diritto del più forte e le istituzioni multilaterali sono screditate e spesso incapaci di agire. Le ombre di questa crisi sono visibili nei Balcani, nel Caucaso, in Africa, in Medio Oriente, ma anche nell’Indopacifico. Questo ha pesanti riflessi anche sull’Italia, che ha sempre basato la difesa dei propri interessi sulla legalità e sul diritto internazionale. Il nostro stile di vita e il modello economico presuppongono una stabilità globale che ormai non esiste più.

Dal punto di vista economico-finanziario, ci troviamo in uno scenario grandemente mutato. Il fenomeno della globalizzazione, che pure ha contribuito alla crescita e allo sviluppo, ha anche portato alla creazione di nuove povertà connesse alle disuguaglianze e alla marginalizzazione. Le catene del valore attuali sono state costruite per massimizzare l’efficienza economica, non la resilienza delle economie e delle società né la coesione sociale e territoriale. Ciò accelera la trasmissione dell’impatto negativo di ogni crisi da un paese all’altro.

A queste sfide di carattere strutturale e internazionale se ne aggiungono altre, di carattere interno eppure rilevante. L’Italia fatica ancora a consolidare una visione strategica che funga da bussola per la sua azione a livello internazionale e alla quale possano ispirarsi tutti gli ambiti di azione di politica interna ed estera, che sono indissolubilmente interconnesse e che richiedono coerenza nel pensiero e nell’azione. Non a caso, il ritorno della guerra sul continente europeo ha stimolato un nuovo interesse e coinvolgimento dei cittadini verso i temi internazionali, evidenziando come nessuna linea di politica internazionale può essere perseguita senza il sostegno dell’opinione pubblica. Ciò impone chiarezza delle scelte ed uno sforzo aggiuntivo per illustrarle in maniera convincente al fine di costruire il consenso della cittadinanza, contrastando populismi ed estremismi. La generosità degli italiani davanti al dramma ucraino rappresenta una buona notizia. Adesso, compito della politica italiana ed europea è quello di immaginare la pace di domani.

La strategia italiana a livello internazionale deve fondarsi sui valori progressisti che hanno sempre fatto parte del nostro bagaglio politico: la democrazia, la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la giustizia sociale ed economica, l’integrazione europea e il multilateralismo.

Coerentemente con ciò, il posizionamento dell’Italia rimarrà saldamente all’interno dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea, comunità che rimangono il nostro punto di riferimento politico e valoriale. Nell’attuale contesto globale, è ingenuo pensare che l’Italia possa da sola far fronte alle grandi sfide transnazionali come guerre, disastri climatici, pandemie, terrorismo, disinformazione e cyberattacchi. La nostra possibilità di incidere sui grandi processi globali dipende in larga parte dalla nostra capacità di partecipare ed influenzare decisioni a livello europeo e transatlantico.

L’Italia deve adottare una politica estera più proattiva, dinamica, che miri a plasma- re l’ordine internazionale invece che subirlo. In particolare, è fondamentale che il vicinato mediterraneo, e soprattutto il Nord Africa, siano sempre più al centro della proiezione italiana all’estero. Il nostro paese deve tornare ad essere quel ponte tra Europa e mondo arabo ed africano che è sempre stato storicamente. Ogni passo avanti nello sviluppo socioeconomico dei paesi della sponda sud del Mediterraneo e del Maghreb garantirebbe maggiore sicurezza e benessere per l’Italia.

Dobbiamo investire con decisione sulla vocazione mediterranea dell’Europa, quale chiave di una nuova centralità̀ del nostro Paese nel progetto europeo. Trasformare il Sud in un hub naturale dell’Europa e dell’Italia sul Mediterraneo è anche la principale opportunità per colmare le profonde disuguaglianze territoriali che ancora attraversano l’Italia e l’Ue. A tal fine, riteniamo che ai 5 obiettivi strategici del documento di indirizzo per le politiche di coesione 2021-2027 – Europa più intelligente, Europa più verde, Europa più connessa, Europa più sociale, Europa più vicina – debba essere aggiunto un sesto asse: l’Europa mediterranea. In questo quadro, come ripetutamente richiesto dalle ONG/OSC, proponiamo di incrementare le spese per la cooperazione allo sviluppo fino allo 0,7% del PIL.

Riformare la globalizzazione deve essere tra i nostri obiettivi principali al fine di mettere al centro la dignità della persona e gli interessi collettivi. Per essere sostenibile, una nuova globalizzazione deve fondarsi sul trinomio transizione ecologica – welfare – innovazione, nella consapevolezza che benessere e prosperità vanno oltre il PIL. La transizione ecologica è la più grande opportunità del nostro tempo e deve essere un tema centrale anche per la politica estera.

Dobbiamo inoltre sostenere un multilateralismo più inclusivo, che integri le dinamiche locali e transnazionali che si sono affermate nei diversi settori negli ultimi anni. Bisogna portare al tavolo attori internazionali che non hanno trovato un ruolo adeguato nel multilateralismo degli Stati nazionali e che non hanno aspettato per esercitare la loro influenza: città, ONG, grandi multinazionali, fondazioni, comunità scientifiche e culturali, movimenti come i Fridays for Future. L’obiettivo è promuovere la massima connessione ed integrazione tra questi livelli di attivismo per assicurarne la coerenza, la legittimità e l’efficacia.

Serve infine un nuovo approccio nei confronti delle autocrazie. Una strategia di collaborazione, spesso obbligata, deve partire dal riconoscimento che il problema non è se avere o meno rapporti economici con i regimi autoritari, ma la piena consapevolezza di quello che questi rapporti comportano e di come possono diventare strumenti economici e diplomatici di coercizione. Bisogna evitare il rischio della dipendenza o, peggio, sudditanza, avendo ben chiari i vincoli di interdipendenza, e trovare alternative, come sta avvenendo nel caso delle forniture energetiche russe. Tuttavia, la necessità della cooperazione deve essere accompagnata dalla nettezza e coerenza delle critiche rispetto agli abusi dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Vogliamo, infine, rivolgerci agli oltre sei milioni di Italiani e Italiane che vivono all’estero – e i milioni di italodiscendenti – che rappresentano non solo una straordinaria realtà di intelligenze ed esperienze, ma anche una risorsa politica, culturale ed economica, che deve essere pienamente valorizzata per il futuro del Paese. Serve un salto di qualità delle politiche per la tutela dei cittadini e delle Comunità italiane nel mondo, della loro promozione, dei servizi e delle opportunità loro offerte. Lavoro, cultura, ricerca, impresa degli Italiani e delle Italiane nei cinque continenti, impegno per diritti e ambiente devono essere sostenuti ed essere protagonisti della proiezione dell’Italia nel mondo.

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