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Pubblica Amministrazione

Principali proposte e azioni 

• Vogliamo realizzare la piena digitalizzazione dei servizi ai cittadini con un sostegno straordinario ai comuni sotto i 5 mila abitanti, attraverso la piena e tempestiva attuazione di tutti i progetti PNRR previsti per la riforma dalla P.A.. 

• Vogliamo creare la Piattaforma unica per i servizi alle imprese, sul modello dell’App IO dedicata ai cittadini. 

• Vogliamo creare uno sportello virtuale della PA, con la possibilità di prendere appuntamento e di collegarsi in videoconferenza con qualsiasi pubblica amministrazione, per poter accedere ai servizi e ricevere supporto direttamente da casa. 

• Vogliamo un piano nazionale straordinario dedicato alla formazione e aggiornamento dei dipendenti che rappresentano un patrimonio professionale che merita cura, attenzione e che deve possedere gli strumenti idonei al tempo che viviamo con particolare attenzione ai temi della sicurezza informatica e della gestione dei dati. 

• Vogliamo implementare nuovi e più efficienti modelli organizzativi anche con il potenziamento dello smartworking. 

• Promuoviamo l’attuazione di un grande piano di assunzioni per coprire il fabbisogno della P.A. al 2030, col rispetto delle clausole PNRR su giovani e donne. Per colmare le riduzioni di organico registrate dal 2008, le carenze e l’anzianità del personale – pesanti soprattutto nel Sud e nelle Isole – proponiamo che entro il 2024 si assumano, con procedure trasparenti, 300.000 dipendenti nelle amministrazioni centrali e negli enti territoriali, e che successivamente fino al 2029 si proceda con l’immissione di almeno 120.000 nuovi dipendenti all’anno. 

• Vogliamo accelerare e ampliare le Reti di Facilitazione Digitale, con l’obiettivo di creare almeno 5.000 punti di facilitazione su tutto il territorio nazionale per accrescere le competenze e l’inclusione digitale di 5 milioni di cittadini. 

• Vogliamo creare un ufficio associato per la trasformazione digitale dei piccoli comuni, che spesso non hanno personale adeguato. Dobbiamo finanziare l’istituzione di uffici sovracomunali che assumano personale in grado di accompagnare le piccole realtà locali nella trasformazione digitale. 

• Vogliamo migliorare e aumentare i servizi presenti in piattaforme digitali come PagoPa e l’app IO, eliminando progressivamente i costi di commissione

• Prevederemo forme di interoperabilità e raccordo tra pubbliche amministrazioni locali in modo da favorire la centralizzazione degli acquisti e la semplificazione delle procedure di gara mediante capitolati e documenti amministrativi standard. 

• Vogliamo avviare il percorso di riforma della legge 150/2000 sulla Comunicazione e l’informazione pubblica, alla luce dei processi di trasformazione digitale e della funzione dei social media, che richiedono nuove professionalità e modalità organizzative innovative. 

Italia 2027: la nostra visione 

La Pubblica Amministrazione è presidio di diritti, opportunità e doveri dei cittadini ma anche il più potente volano per la crescita economica. Non esiste sviluppo economico, soprattutto nei nuovi settori, senza un adeguato sostegno pubblico che favorisca la libera impresa privata, investimenti e nuova occupazione. Serve una PA moderna, solida ma veloce, capace di sfruttare al massimo le opportunità che la tra sformazione digitale e tecnologica consentono. 

Il salto di qualità della nostra PA passa per 3 pilastri: digitalizzazione, persone e modello organizzativo

Sulla digitalizzazione. La nostra Pubblica Amministrazione ha fatto passi in avanti, oggi abbiamo grandi infrastrutture digitali che consentono di ridisegnare il modello di rapporto di cittadini e imprese verso la PA. Ma la strada è ancora lunga. I dati di mostrano che le criticità della Pubblica Amministrazione derivano anzitutto da una disomogenea digitalizzazione dei servizi e dai mancati investimenti in formazione. Gli interventi di riforma che abbiamo finanziato all’interno del PNRR, che stanzia per la digitalizzazione del settore pubblico quasi quanto per quello privato (13,9 miliardi vs i 14,6 della categoria precedente), permettono finalmente di colmare questi gap, a condizione che il piano sia portato avanti nella sua interezza. Il cloud, la banda ultra larga, l’interoperabilità delle banche dati pubbliche, il pieno completamento dei pagamenti elettronici verso la PA, il potenziamento dell’App IO per l’erogazione di servizi pubblici ai cittadini, la nuova piattaforma per le notifiche digitali, rappresentano alcuni dei principali progetti che devono essere attuati per consentire un salto di qualità nell’efficienza della PA. Non possiamo permetterci rallentamenti, perché le debolezze della macchina pubblica pesano sulla capacità del Sistema Paese di realizzare i tanti progetti e investimenti in cantiere. 

Per una PA efficiente occorrono servizi pubblici digitali che siano semplici, veloci e sicuri potenziando le infrastrutture immateriali esistenti e sviluppando nuovi servizi digitali. Pensiamo ad un modello basato sul digital wallet europeo che consenta alle persone di avere una identità digitale completa: patente, tessera sanitaria, passaporto, tessera elettorale e ogni altro documento utile per accedere a ogni servizio ovunque ci si trovi, in qualsiasi momento. Occorrono nuovi equilibri che consentano  l’utilizzo di tecnologie performanti, come il cloud, con corretti criteri di tutela dei dati individuali perché è in gioco la competitività del sistema paese, il miglioramento dei servizi pubblici e la sfida tecnologica dell’Europa rispetto agli altri grandi attori mondiali. 

La trasformazione digitale è uno strumento potente e pervasivo, ma ciò che conta sono sempre le persone. Vogliamo che l’Italia del 2027 sia un Paese con minore divario digitale, in cui tutte le cittadine, i cittadini e tutte le imprese siano messe nelle condizioni di sfruttare al meglio le opportunità che la tecnologia mette a disposizione e allo stesso tempo siano in grado di contribuire al progresso in questo campo. 

Vogliamo che nell’Italia del 2027 la cittadinanza digitale sia un diritto per tutti, non solo a parole, con servizi pubblici semplici, sviluppati e migliorati in collaborazione con le cittadine e i cittadini, le imprese e le associazioni, non solo nei comuni grandi, ma anche nei tanti borghi medio-piccoli di cui è ricco il nostro Paese. 

Vogliamo una Pubblica Amministrazione che usi le tecnologie per essere più efficace e trasparente, con un governo in grado di analizzare la grande mole di dati che il digitale mette a disposizione, per prendere decisioni migliori e per monitorare i risultati di ciò che ha promesso e che si è impegnato a realizzare. 

Il Paese che vogliamo aiutare a costruire dovrà essere in grado di attirare investimenti e talenti nel settore dell’innovazione tecnologica, permettendo alle nostre giovani e ai nostri giovani di contribuire al progresso dell’Europa anche costituendo nuove imprese. La piccola e media impresa, le tantissime micro imprese e le partite iva hanno diritto ad uno Stato che le aiuti e le accompagni nel difficile compito della trasformazione digitale. Abbiamo bisogno di rafforzare le nostre imprese pubbliche del digitale, facendo crescere l’innovazione e favorendo una cooperazione virtuosa tra pubblico e privato che consenta la crescita e la competitività del nostro settore tech. 

Le persone. C’è tuttavia un tema di competenze che richiede una politica lungimi rante di reclutamento e di formazione di nuove competenze, nel solco della digitalizzazione. Per questo è necessario un Piano straordinario di assunzioni per coprire il fabbisogno fino al 2030 e di più risorse in settori cruciali come la sicurezza, la sanità e la scuola. Oggi in Italia i dipendenti pubblici sono meno che nei Paesi europei di dimensione comparabile alla nostra: infatti opera nel settore pubblico il 13,4% dei lavoratori, meno che in Francia (il 19,6% del totale dei lavoratori), nel Regno Unito (16%) o in Spagna (15,9%). Nel confronto con questi paesi è più basso anche il rapporto tra numero dei dipendenti pubblici e residenti: in Italia sono il 5,6%, in Francia l’8,4%, in Inghilterra il 7,8% e nella Spagna il 6,8%. 

A livello nazionale, sulla base dei dati disponibili, i vuoti negli organici che si sono prodotti dal 2008 al 2020 sono di circa 270.000 persone, mentre sono circa 700.000 quelli che andranno in pensione entro il 2026. Il totale è di 967.000 unità di personale. Gli Enti locali – soprattutto al Sud – si distinguono per carenze finanziarie e di organico e per un’età media dei propri organici superiore alla media. Il problema dell’invecchiamento degli organici, per quanto generalizzato, risulta quindi particolarmente grave in alcuni territori, tradizionalmente più in difficoltà e che si troveranno a gestire la maggior parte delle risorse del PNRR. Circa 66 miliardi di euro, pari a un terzo del totale dei fondi messi a disposizione dal PNRR, sono riservati a investimenti affidati alla gestione dei territori. In particolare, 20 miliardi per quanto riguarda il Mezzogiorno, ai quali si sommeranno oltre 9 miliardi di React-EU, 48 miliardi di Fondi strutturali europei e oltre 58 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione. Sono queste le ragioni per le quali proponiamo un grande piano di assunzioni nel le amministrazioni centrali e degli enti territoriali, che consenta l’immissione con procedure trasparenti, di 300.000 dipendenti entro il 2024, e che fino al 2029 si proceda con l’immissione di almeno 120.000 nuovi dipendenti all’anno.  

Infine, il modello organizzativo. La PA deve essere organizzata su un modello a obiettivi e gli obiettivi devono essere effettivi, misurabili e trasparenti. Dobbiamo considerare questa come una finestra di opportunità per rilanciare il reclutamento e ripensare l’allocazione delle funzioni e i modelli organizzativi della PA sulla base delle opportunità offerte dalla digitalizzazione: dobbiamo avere PA più snella ed efficiente in cui inserire, in modo mirato, nuovo personale pubblico. Un grande piano di reclutamento che deve essere accompagnato da necessarie riforme amministrative per migliorare il livello dei servizi e di controllo della spesa pubblica. 

Nell’Italia che abbiamo in mente, l’incentivazione allo smartworking e la riqualificazione dei lavoratori va di pari passo con la loro tutela. Il lavoro agile deve essere un diritto per il lavoratore e la lavoratrice e un’opportunità per l’impresa che vuole valorizzare i propri dipendenti, ma anche per territori periferici che tornano a poter essere attrattivi. Vogliamo, però, che i lavoratori siano tutelati dall’uso improprio dello smartworking, che rischia di azzerare il confine tra vita lavorativa e vita privata o ribaltare sui dipendenti parte dei costi aziendali. 

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