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Riforme

Principali proposte e azioni 

• Rafforzare il ruolo, la stabilità e la capacità decisionale e di indirizzo del Parlamento. Anzitutto, riformando l’attuale bicameralismo paritario e razionalizzando il rapporto Parlamento-Governo, anche attraverso l’introduzione della sfiducia costruttiva e l’incremento dei poteri del Presidente del Consiglio sia nell’ambito del Governo, sia nell’ambito del procedimento legislativo. 

• Per rendere davvero efficaci tali riforme costituzionali, occorre che esse siano accompagnate, oltre che da un riassetto delle autonomie regionali e locali e dal rafforzamento del sistema delle garanzie costituzionali, da: 

– una nuova legge elettorale che valorizzi il potere di scelta dei candidati da parte degli elettori, faciliti la partecipazione al voto dei lavoratori e dei giovani momentaneamente fuori sede, e che, pur garantendo una adeguata rappresentanza parlamentare del pluralismo sociale e politico, limiti la frammentazione; 

– una disciplina dei partiti, dalla predisposizione di un’efficace legislazione di contorno e da nuove regole sul finanziamento dell’attività politica capaci di garantire trasparenza, sobrietà e autonomia; 

– una modifica dei regolamenti parlamentari, volta a migliorare la qualità della legislazione e del confronto politico, a ridurre il ricorso alla decretazione d’urgenza e a contenere il trasformismo e la nascita di gruppi parlamentari che non sono espressione di liste votate dai cittadini. 

Italia 2027: la nostra visione 

Ricostruire un rapporto di fiducia nelle istituzioni rappresentative del pluralismo, rafforzandone la capacità di governo e l’autonomia dal potere economico, è oggi una delle principali necessità del nostro Paese: non è solo una questione di democrazia, ma il presupposto per affrontare con successo la crisi economica e per cercare di superare le disuguaglianze sempre più marcate che si sono venute consolidando. 

All’origine della crisi che investe molti Paesi occidentali e dell’impoverimento di un numero crescente di persone che non trovano o hanno perso il lavoro, e di lavoratori le cui retribuzioni hanno perso potere di acquisto e continuità, vi è infatti anche una carenza di adeguata regolazione politica, sia dei processi economici e finanziari, sia della stessa sfera pubblica, in grado di rendere efficiente la pubblica amministrazione in tutte le sue diverse articolazioni, comprese quelle che sono chiamate ad assicurare legalità e certezza del diritto. 

Nessuna regolazione efficace dell’economia, nessuna innovazione strutturale e nessuna giustizia sociale possono infatti essere realizzate se non vi sono istituzioni politiche indipendenti e dotate di una forte legittimazione democratica

Per conseguire tale obiettivo e dare forza e stabilità alle istituzioni occorre però rifuggire da una duplice tentazione: quella di pensare, da un lato, che per conquistare il consenso sia necessario far leva sui sentimenti più irrazionali, sulle paure, sulle insicurezze e sugli egoismi individuali e collettivi; e dall’altro quella di ritenere che si debba o si possa fare a meno dei corpi intermedi e della partecipazione organizzata. 

La democrazia può svolgere una straordinaria funzione emancipante per l’intera collettività, se non si riduce alla scelta del capo, se non mortifica o nega il pluralismo, se è vivificata da un costante, diffuso e organizzato confronto democratico, e naturalmente se incontra dei limiti e quindi riconosce e rispetta i diritti fondamentali dei singoli e delle minoranze. 

A questo proposito, per quanto riguarda la forma di governo non è convincente l’ipotesi di eleggere direttamente il Presidente della Repubblica o il capo del governo

In un contesto nel quale i partiti e i corpi intermedi vivono una stagione di crisi e la confusione di poteri pubblici e privati ha assunto caratteri preoccupanti, l’elezione diretta di un capo dello stato governante, più che rafforzare l’autonomia della sfera democratica, rischia di incentivare pratiche populiste e demagogiche che, nell’immediato, possono dare l’impressione di sopperire alle difficoltà della partecipazione organizzata e alla frammentazione politica, ma alla fine si dimostrano incapaci di conferire alle istituzioni quella forza e quella legittimazione di cui necessitano per orientare le dinamiche economiche e finanziarie all’interesse generale e dell’uguaglianza. 

Più impegnativo, ma preferibile perché alla fine più efficace, è rimanere nel solco della Costituzione e della maggior parte delle democrazie occidentali e, in tale prospettiva, rafforzare il ruolo, la stabilità e la capacità decisionale e di indirizzo del Parlamento. 

Anzitutto, riformando l’attuale bicameralismo paritario e razionalizzando il rapporto Parlamento-Governo, anche attraverso l’introduzione della sfiducia costruttiva e l’incremento dei poteri del Presidente del Consiglio sia nell’ambito del Governo, sia nell’ambito del procedimento legislativo. 

Per rendere davvero efficaci tali riforme costituzionali, occorre che esse siano accompagnate, oltre che da un riassetto delle autonomie regionali e locali e dal rafforzamento del sistema delle garanzie costituzionali, da: 

• una nuova legge elettorale che valorizzi il potere di scelta dei candidati da parte degli elettori, faciliti la partecipazione al voto dei lavoratori e dei giovani momentaneamente fuori sede, e che, pur garantendo una adeguata rappresentanza parlamentare del pluralismo sociale e politico, limiti la frammentazione; 

• una disciplina dei partiti, dalla predisposizione di un’efficace legislazione di contorno e da nuove regole sul finanziamento dell’attività politica capaci di garantire trasparenza, sobrietà e autonomia; 

• una modifica dei regolamenti parlamentari, volta a migliorare la qualità della legislazione e del confronto politico, a ridurre il ricorso alla decretazione d’urgenza e a contenere il trasformismo e la nascita di gruppi parlamentari che non sono espressione di liste votate dai cittadini. 

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