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Transizione digitale

Principali proposte e azioni 

• Vogliamo istituire un Fondo nazionale per il diritto alla connessione digitale, co-finanziato dai risparmi della missione 1.2 PNRR (circa 1,2 miliardi) con il quale: (i) offrire voucher per la transizione gratuita a reti a banda ultralarga (costi di migrazione/attivazione di nuova linea) per famiglie e imprese, in aggiunta alle misure già esistenti; (ii) offrire voucher a tutti gli studenti delle scuole (medie e superiori) e delle Università/ITS/Afam per l’acquisto di un computer (misura finanziata ogni triennio applicabile fino al 50% degli studenti in base al reddito familiare). 

• Vogliamo sostenere la filiera dell’ICT e la catena del valore digitale agevolando la riconversione delle aziende in crisi e favorendo le spese di formazione per disoccupati e cassaintegrati. 

• Vogliamo rafforzare la rete del trasferimento tecnologico completando l’attuazione del PNRR (Centri di Competenza, Digital Innovation Hub, Punti di Innovazione Digitale e altri) per l’erogazione alle imprese di servizi tecnologici avanzati e di servizi innovativi di trasferimento tecnologico. 

• Vogliamo inserire l’Italia nel circuito globale dell’innovazione digitale, creando le condizioni per attrarre startup tecnologiche digitali, facilitando le procedure di insediamento, le politiche fiscali, i rapporti con la burocrazia e le relazioni con gli altri Enti. 

• Vogliamo introdurre un ‘Digital Bonus’ per il cablaggio verticale degli edifici e per la realizzazione di edifici intelligenti e lo sviluppo dell’Internet delle cose, anche al fine di favorire l’efficientamento energetico. 

• Vogliamo costituire una task force dedicata allo sviluppo del metaverso e degli asset digitali, sottolineando le potenzialità per le imprese e per la PA e i possibili rischi (privacy, sicurezza, tutela del consumatore, responsabilità civile, concorrenza e proprietà intellettuale). 

• Vogliamo vietare l’uso malevolo di software di sorveglianza e il riconoscimento biometrico dai luoghi pubblici, l’impiego di sistemi di scoring sociale basati sui dati personali; l’impiego di sistemi di riconoscimento emotivo. 

• Vogliamo creare una Academy della New Space Economy, un’occasione di formazione per sviluppatori e programmatori con un focus sugli aspetti applicativi legati alla nuova economia dello spazio. 

• Vogliamo accelerare e ampliare le Reti di Facilitazione Digitale, con l’obiettivo di creare almeno 5.000 punti di facilitazione su tutto il territorio nazionale per accrescere le competenze e l’inclusione digitale di 5 milioni di cittadini. 

• Vogliamo liberare nuovo spettro per la connettività mobile, tramite nuove aste per l’allocazione di nuove frequenze per il 5G e per il “next-generation Wi Fi”. 

• Sosteniamo il percorso di integrazione delle reti di banda ultralarga esistenti al fine di pervenire a una società delle reti wholesale ed evitare duplicazioni inefficienti degli investimenti e delle infrastrutture. 

• Vogliamo potenziare l’agricoltura di precisione, le sperimentazioni dei porti intelligenti, l’uso dei big data pubblici per migliorare tutti i servizi al cittadino (inclusa la mobility as a service) con investimenti complementari a quelli già previsti nelle sei missioni del PNRR (inclusa la telemedicina). 

• Vogliamo creare un Fondo per la prevenzione e il contrasto delle truffe on-line e un Fondo pubblico-privato per la compensazione delle vittime delle frodi on-line nei settori bancari e assicurativi con la partecipazione degli istituti bancari e assicurativi. 

Italia 2027: la nostra visione 

La transizione digitale, accanto a quella ecologica, è fondamentale per il futuro del Paese, perché ha ricadute importanti su tutti i settori. L’Italia è la terza economia dell’UE per dimensioni ed i progressi che essa compirà nei prossimi anni nella trasformazione digitale saranno cruciali per consentirle di conseguire gli obiettivi del decennio digitale e conseguentemente ricoprire un ruolo primario all’interno dell’UE. Il PNRR garantisce i fondi necessari per accelerare la trasformazione digitale, de dicando oltre 40 miliardi alle misure relative a questo ambito di sviluppo. Il Paese dispone poi di una robusta base industriale e di comunità di ricerca in settori chiave come l’intelligenza artificiale, il calcolo ad alte prestazioni e la quantistica. Questi punti di forza si potrebbero sfruttare per dispiegare le tecnologie emergenti in tutti i settori dell’economia e nell’impiego efficiente dei dati e nella possibilità di generare valore da essi. 

Affinché ciò avvenga occorre una politica digitale che accompagni e coordini le varie azioni del PNRR, al fine di garantire non soltanto la costruzione di reti fisse e mobili di alta capacità dal lato dell’offerta, ma anche investimenti nei servizi digitali, pubblici e privati, e nelle competenze necessarie. Connettere tutto il Paese può avere un ruolo determinante per conseguire uno sviluppo economico armonico, valorizzare le eccellenze locali e contrastare fenomeni anche di spopolamento geografico. La condizione di ritardo infrastrutturale sta progressivamente migliorando, come testimoniano anche gli indicatori DESI, anche grazie all’impegno profuso dagli ultimi due governi: le reti in banda ultra larga, nella rete fissa, continuano a crescere gradualmente, sia nelle aree dove il mercato ha autonomamente sviluppato collegamenti in fibra ottica (cosiddette aree ‘nere’), sia nelle aree meno sviluppate (cosiddette aree grigie e bianche). Per le aree ‘bianche’ è in corso di realizzazione il piano Banda Ultra Larga avviato dai governi a guida PD delle precedenti legislature sul quale vogliamo segnare una netta accelerazione. Per il completamento delle aree grigie, il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha già assegnato attraverso una gara circa 3,4 miliardi per la copertura di quasi 7 milioni di civici. 

Inoltre sono stati aggiudicati i bandi PNRR per portare entro quattro anni la banda ultra larga a 10 mila scuole e 12 mila strutture sanitarie, oltre ai bandi per il sostegno al 5g nelle aree rurali e disabitate. Adesso si tratta di garantire il rispetto dei tempi previsti, ma il problema principale sembra essere la disponibilità di manodopera qualificata e non qualificata: per questo vogliamo accelerare la riconversione delle aziende in crisi e la formazione dei lavoratori per sostenere la filiera del settore telecomunicazioni. 

La posa di una rete capillare, sicura ed a prova di futuro rappresenta per i territori del nostro Paese una possibilità di accedere a quell’insieme di servizi digitali essen ziali che impattano in maniera sempre più significativa sulla qualità del nostro vivere quotidiano, elemento che ne giustifica l’elevato grado di attenzione da parte di cittadini e imprese. 

Siamo favorevoli a una politica industriale che, utilizzando le prerogative del cosiddetto Golden Power, incentivi forme di aggregazione e integrazione efficiente delle reti, al fine di evitare duplicazione inefficiente degli investimenti, garantire l’interesse pubblico e reti nazionali sicure e capaci di offrire un servizio universale di qualità agli utenti, valorizzando al contempo le competenze e l’integrità delle aziende e tutelando la concorrenza nei servizi. 

La costruzione delle reti è tuttavia solo una pre-condizione, per quanto fondamentale, della trasformazione digitale di cui ha bisogno il paese. Non basta offrire connessione, occorre che la domanda di servizi digitali risponda pienamente a questa offerta. Si osserva, infatti, in molte parti del Paese in cui si dispone già di un’offerta a banda ultra larga, una forte inerzia della domanda, che intendiamo sostenere. Lo sviluppo delle nuove tecnologie può peraltro contribuire a implementare nuovi servizi per la gestione di sfide sociali e globali, come l’invecchiamento della popolazione, la necessità di strutturare nuovi modelli di assistenza sanitaria, compreso il miglioramento della qualità della vita dei cittadini disabili, fino ad arrivare al contrasto al cambiamento climatico. 

L’economia legata allo spazio è in forte accelerazione grazie a una combinazione di leve tecnologie, applicative e geopolitiche. L’Italia ha un retroterra industriale, tecnico e scientifico che consente di avere un ruolo di rilievo nei flussi commerciali generati dalla nuova economia legata all’infrastruttura spaziale. Ma non è scontato. Bisogna puntare non solo a valorizzare le grandi imprese esistenti, ma a sostenere la nascita e la crescita di nuove imprese, e promuovendo l’avvicinamento della supply chain dello spazio ai mercati finanziari. 

La transizione digitale è una delle grandi sfide della politica industriale europea, bisogna essere capaci di attrarre gli investimenti in Italia, promuovendo un contesto più semplice per la nascita di start-up e la crescita di scale up, sostenere il capitale umano e l’accompagnamento delle imprese nell’integrazione delle tecnologie all’interno dei propri processi al fine di creare una produttività innovativa e realmente sostenibile. 

Già oggi le imprese che puntano sull’innovazione e cercano di allargare il proprio mercato di riferimento, facendo leva anche sull’export, richiedono competenze digitali nell’analisi dei dati, nella programmazione e nella gestione di soluzioni innovative. In uno scenario tecnologico in continua evoluzione, le professioni tradizionali sono quindi sottoposte, e sempre più lo saranno in futuro, ad una azione costante di upskilling e reskilling. 

Bisogna innervare d’innovazione il tessuto produttivo italiano, generando percorsi di formazione avanzata e decontribuzione per le imprese che assumono lavoratori impegnati nella transizione digitale e sostenendo l’integrazione di tecnologie emergenti, quali: Blockchain, IoT, AI, Cloud, Quantum Computing, Sistemi Embedded, Data Mining, Cyber Security, Sistemi di calcolo ad alte prestazioni. 

Fra i servizi digitali, o al di sopra di essi, si pone lo sviluppo del “metaverso”, che nei prossimi 5 anni andrà ad accentuare incredibilmente la convergenza fra mondo fisico e virtuale. Sul lato della domanda, per il consumatore, il metaverso rappresenterà un nuovo mondo, fatto di interazioni commerciali, sociali ed opportunità di apprendimento e formazione. È dunque importante che l’Italia contribuisca alla definizione di una strategia sul metaverso a livello europeo e sviluppi una propria politica a riguardo, come molti altri attori a livello internazionale già stanno facendo, per far sì che il metaverso possa dare un valore aggiunto a cittadini e imprese, nel pieno rispetto dell’approccio antropocentrico. 

Inoltre vogliamo proteggere il diritto delle persone a esprimersi liberamente in uno spazio digitale sicuro. Vogliamo che sia garantita la trasparenza sui dati e sui contenuti intermediati dalle grandi piattaforme online. Vogliamo garantire agli utenti dei servizi digitali, nel solco delle normative europee, una piena cittadinanza digitale, un efficace controllo dei propri dati personali, insieme a un’efficace regolazione contro gli abusi delle applicazioni dell’intelligenza artificiale, contro le interferenze del le strategie di disinformazione, contro forme di tracciamento e di riconoscimento biometrico o l’uso malevolo di software di sorveglianza. Il precariato legato alla gig economy ha prodotto sacche sociali che non hanno sicurezza sul futuro. Ingenerare nuovi percorsi di crescita individuale e sociale è il modo per liberare il potenziale del capitale umano. 

A ciò deve aggiungersi il tema crescente dell’autonomia e della sicurezza delle infrastrutture digitali strategiche per il Paese. Un tema che assume una rilevanza crescente, accanto a quella delle politiche della concorrenza. 

L’investimento in innovazione è un vero e proprio atto politico, orientato a rafforzare la competitività, a diffondere le competenze, a sostenere la ricerca ed il trasferimento tecnologico ma anche e soprattutto a ridurre le diseguaglianze e dare a tutti – persone e imprese – pari opportunità di mettere a leva i propri talenti e le proprie qualità. 

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