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Unione Europea

Principali proposte e azioni

Dal Patto di Stabilità al Patto di Sostenibilità: l’Unione Europea deve ripensare la propria governance economica, lasciandosi definitivamente alle spalle l’era dell’austerità e liberando investimenti a sostegno della crescita economica. L’Italia deve essere leader nella riforma del Patto di Stabilità verso un nuovo Patto di Sostenibilità, che coniughi sostenibilità dei conti pubblici e promozione degli investimenti necessari a sostenere la transizione ecologica e uno sviluppo sostenibile. In questo nuovo quadro, le regole di riduzione del debito dovranno essere parametrate al contesto di ogni singolo Paese, così da non compromettere la crescita e non ripetere gli errori del passato.

Unione dell’energia: la dipendenza dell’UE dall’importazione di combustibili fossili la rende vulnerabile dal punto di vista geopolitico e indebolisce l’azione di contrasto al cambiamento climatico. L’unica soluzione per rendere l’Unione finalmente indipendente è accelerare sulla produzione di energia pulita. Per farlo, serve affiancare al piano REPowerEU lo sviluppo di una vera Unione dell’energia, che promuova per gli Stati membri acquisti comuni, stoccaggi condivisi, integrazione delle reti e progetti di investimento coordinati. La nostra capacità di produrre energia da fonti rinnovabili è fondamentale per realizzare una vera autonomia strategica dell’Unione nel campo energetico, nel segno di una transizione ecologica che sia anche socialmente sostenibile.

Abolizione del diritto di veto e riforma dei Trattati: l’Europa è bloccata dai veti nazionali, che ne limitano l’azione e rendono le istituzioni europee meno efficaci nell’affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Troppo spesso l’unanimità rappresenta un ostacolo al percorso di integrazione europea e il potere di veto è brandito da leader nazionali per sentirsi illusoriamente più forti ai tavoli negoziali. Ma un’Europa prigioniera dei veti incrociati è un’Europa più debole. Per farla correre serve abolire l’unanimità nei processi decisionali. Inoltre, serve vincolare al rispetto dei principi dello stato di diritto l’utilizzo di tutte le risorse UE, come fatto per i fondi di Next Generation EU. È tempo di una riforma dei Trattati che permetta un salto in avanti istituzionale per rendere l’Ue vera potenza di valori nel mondo di oggi e, soprattutto, di domani.

Next Generation 2.0: Next Generation EU ha rappresentato lo scatto d’orgoglio di un’Europa finalmente capace di superare le litigiosità interne e trovare una soluzione comune, di portata storica, alla crisi pandemica. L’Italia deve portare a termine la sfida dell’attuazione del PNRR e deve farsi promotrice della stabilizzazione e rafforzamento di Next Generation EU e dell’aumento delle risorse a disposizione dal bilancio europeo per sostenere la crescita economica e ridurre le disparità sociali nei territori dell’Unione. Inoltre è necessario che il nuovo piano sia veramente condotto su scala europea, con investimenti transfrontalieri e coordinati, superando la frammentazione dettata da 27 piani nazionali elaborati senza tenere conto di possibili sovrapposizioni e inefficienze.

Politica estera comune: l’UE ha offerto una risposta efficace alla crisi ucraina, agendo unita e unanime nell’adottare sanzioni senza precedenti per intensità e portata contro la Russia. L’UE deve rafforzare il proprio ruolo di attore geopolitico sul piano internazionale e far sì che l’azione unitaria manifestata nei primi mesi del conflitto si confermi come la regola, e non l’eccezione nella conduzione della propria politica estera e di sicurezza comune.

Una Confederazione per avvicinare i paesi candidati: l’UE deve sviluppare una strategia inclusiva e progressiva di allargamento verso i Paesi vicini. È necessario dare un segnale politico chiaro ai popoli che vogliono entrare nell’Unione. Accogliere oggi per integrare domani è una priorità geopolitica dell’UE. Per farlo serve costruire un percorso di coinvolgimento progressivo dei paesi candidati, parallelo e complementare alla procedura di adesione. Serve dar vita a una Confederazione europea che leghi i 27 stati membri e i Paesi candidati. Una Confederazione che sia spazio comune dove condividere le scelte strategiche in materia di politica estera, difesa della pace, lotta al cambiamento climatico, e che sia l’anticamera per l’adesione piena all’Unione.

Politica di difesa e sicurezza comune: nonostante la spesa aggregata dei 27 Paesi UE sia quattro volte superiore a quella della Russia, l’Unione manca di un’adeguata capacità difensiva. L’assenza di una vera integrazione sul piano della difesa moltiplica i costi e le inefficienze, oggi come mai insostenibili. L’UE deve costruire un’Unione della difesa, che compia il progetto originario di una difesa comune fra paesi fondatori, a partire dall’impegno politico e dallo sforzo comune decisivo di Italia, Germania, Francia e Spagna.

Schengen delle migrazioni: l’immigrazione è il grande fallimento dell’Europa. Per un decennio abbiamo assistito alla contrapposizione frontale fra Paesi mediterranei, in prima linea nell’accoglienza, e Paesi del Centro Europa, avversi a ogni forma di solidarietà. La crisi ucraina ha permesso una svolta su questo fronte, con l’attivazione inedita della Direttiva sulla protezione temporanea del 2001. Ora serve costruire una politica strutturale e non emergenziale nella gestione dei flussi migratori, che concili solidarietà e opportunità per riaffermare i valori costitutivi della nostra Europa. Per farlo, serve da un lato superare il Regolamento di Dublino e, parallelamente, nell’attesa di questa riforma, bisogna creare una “Schengen delle migrazioni” insieme ai Paesi che vogliono gestire in maniera seria i flussi migratori.

Partecipazione e democrazia europea: dopo l’esperimento riuscito della Conferenza sul Futuro dell’Europa crediamo sia fondamentale rendere strutturali esercizi di democrazia partecipativa per un sempre maggiore coinvolgimento dei cittadini nell’architettura istituzionale europea in una logica di supporto alle attuali istituzioni rappresentative.

Italia 2027: la nostra visione

L’Europa è la nostra casa comune, la nostra protezione. Negli ultimi anni lo abbiamo visto con una chiarezza che non lascia più spazio a dubbi e ambiguità.

Lo abbiamo visto con la pandemia: Next Generation EU ha segnato il definitivo passaggio dall’Europa dell’austerità all’Europa della solidarietà. E ha confermato l’ambizione europea di essere leader mondiale nella transizione ambientale e nella costruzione di un modello di sviluppo sostenibile. Non è un caso se le destre hanno sempre mal sopportato questo storico programma di investimenti, che invece noi rivendiamo come frutto del nostro impegno, della nostra visione e della nostra presenza ai tavoli europei.

E lo abbiamo visto con la guerra in Ucraina, dove si scontrano due modelli alternativi e in- conciliabili: la forza del diritto contro il diritto della forza. L’Europa nasce con l’ambizione di essere una “potenza di valori”, capace di proiettare la propria influenza attraverso la scrittura di regole condivise e non, invece, attraverso la violenza. Proprio per questo non possiamo lasciare sola l’Ucraina e chi guarda al modello europeo con speranza, perché significherebbe tradire noi stessi.

L’Unione europea è insostituibile, ma è una costruzione fragile, spesso bloccata dalla politica dei veti incrociati degli Stati membri. Per questo va riformata e resa all’altezza delle aspettative e dei bisogni dei suoi cittadini. L’attuale architettura istituzionale europea limita l’azione dell’Unione in settori determinanti quali l’energia, la difesa, la politica estera, la salute, l’immigrazione, le politiche sociali. Anche in questi ambiti non è più possibile rimandare la svolta in senso federale.

Crediamo in un’Europa aperta alle sfide del futuro, capace di esercitare una leadership globale nel campo della rivoluzione verde e della lotta al cambiamento climatico. Un’Europa che difende la dignità del lavoro, che tutela la salute e promuove la coesione sociale. Un’Europa che rafforza i processi di partecipazione dei cittadini europei alla vita politica dell’Unione. Che promuove la pace, la cooperazione internazionale e la sicurezza dei suoi cittadini. Che investe sul futuro della ricerca, dell’istruzione e della cultura. Che promuove la sostenibilità e la competitività internazionale nel campo della produzione energetica e industriale.

La possibilità di riformare l’Unione europea oggi c’è. La Conferenza sul Futuro dell’Europa, fortemente voluta da David Sassoli e sostenuta dal Partito Democratico, ha permesso a più di 700.000 cittadini e cittadine europee di partecipare e far sentire la propria voce, immaginando l’Europa di domani. E’ dai risultati della Conferenza che dobbiamo partire, perché abbiamo la responsabilità di darne piena attuazione. Le cittadine e i cittadini europei hanno indicato chiaramente la direzione: l’Ue di domani dovrà essere una forza di pace e prosperità, equità e progresso, un’Europa sociale e sostenibile, premurosa e coraggiosa.

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