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Università e Ricerca

Principali proposte e azioni 

• Istituiremo un sistema di welfare studentesco, perché tutti possano accedere alla formazione superiore secondo i propri talenti e aspettative, indipendentemente dalle condizioni sociali. Intendiamo, quindi, ridurre la frammentarietà e la disomogeneità nell’erogazione delle prestazioni, innalzare la no tax area, definire i Livelli essenziali di prestazione per l’accesso ai servizi del Diritto allo studio, garantire assistenza sanitaria ed esercizio di voto in loco ai fuori sede. 

• Potenzieremo l’edilizia universitaria triplicando i posti per gli studenti e le studentesse, dando piena attuazione al PNRR (portandoli da 40mila a 100mila). • In relazione ai modelli di Teaching and Learning, istituiremo appositi incentivi di medio e lungo termine da destinare agli atenei per l’innovazione didattica e la diffusione di una didattica universitaria student-centered e inclusiva (anche per studenti e studentesse con specifici bisogni, adulti, lavoratori, con carichi familiari). 

• Consolideremo le risorse finalizzate al reclutamento del personale docente per recuperare il lungo blocco del turn-over, separando le modalità di accesso al ruolo e di reclutamento dall’esterno da quelle per l’avanzamento di carriera secondo i principi di trasparenza, responsabilità, merito e valorizzazione dei talenti. 

• Istituiremo un fondo per l’attivazione di un numero di contratti di ricerca universitari pari agli assegni di ricerca avviati nel 2022. Allo stesso fine, defiscalizzeremo i finanziamenti privati e allineeremo le borse di studio per i dottorandi alla media europea. 

• Sosterremo gli atenei situati nelle aree interne e in contesti di svantaggio economico e sociale, sulla base di accordi di programma pluriennali. 

• Istituiremo un fondo a favore degli enti locali delle aree interne per l’attivazione  di dottorati di ricerca – sulla base di convenzioni con le università e le istituzioni AFAM – destinati allo studio e alla realizzazione di strategie territoriali volte allo  sviluppo sostenibile, in coerenza con l’Agenda 2030. 

• Istituiremo un fondo per la valorizzazione del personale tecnico amministrativo, finalizzato ad incrementarne le competenze, per un’università più efficiente e digitale. 

• Potenzieremo l’AFAM e sviluppo delle arti nel sistema scolastico per aumentare la sensibilità e la domanda di cultura. Per farlo rafforzeremo il raccordo tra alta formazione e produzione artistica, mediante istituzioni (orchestre, teatri, corpi di ballo ecc…) che assicurano crescita culturale, sociale, economica insieme a opportunità occupazionali; daremo rapida attuazione al nuovo regolamento sul reclutamento dei docenti, anche ampliando le facoltà assunzionali; assicureremo le risorse indispensabili all’attivazione dei dottorati di ricerca e al pieno inserimento della figura del ricercatore in ambito artistico;  progressivamente garantiremo una congrua armonizzazione delle retribuzioni al  trattamento economico della docenza universitaria. 

• Investiremo sugli ITS, aggiornandone i percorsi formativi con particolare riguardo al profilo di tecnologi specialisti nei campi green e digitali, creando canali di carriera attrattivi nella PA relativamente all’innovazione tecnologica dei servizi pubblici e alla loro sicurezza informatica e garantendo stabilità al personale tecnico e amministrativo delle Fondazioni ITS mediante contratti a tempo indeterminato. 

• Promuovere la leadership di una nuova generazione di ricercatori nelle istituzioni di ricerca attraverso il consolidamento delle risorse del PNRR con posizioni permanenti di ricercatore e tecnologo. 

• Rafforzeremo la qualità del sistema della ricerca pubblica, anche attraverso l’istituzione e la piena operatività dell’Agenzia nazionale per la Ricerca, con compiti di programmazione, selezione e monitoraggio dei progetti e programmi di ricerca che dovrebbe gestire tutti i programmi di ricerca finanziati dai Ministeri. 

• Opereremo per attrarre e trattenere ricercatori stranieri e italiani nel sistema della ricerca e dell’innovazione italiano attraverso la creazione di un ambiente favorevole alla ricerca, garantendo tra le altre cose housing sociale, incentivi fiscali, aumenti salariali, libertà della ricerca. 

• Sosterremo la collocazione in Italia di infrastrutture per la ricerca e il trasferimento tecnologico, che possano rafforzare il Paese nel contesto globale, soprattutto nei settori al centro della competizione internazionale e delle opportunità per l’industria italiana (tra cui: supply chain della microelettronica e delle batterie, robotica, aerospazio, tecnologie quantistiche). In questo ambito, ci impegniamo a sostenere la candidatura italiana e la realizzazione della grande infrastruttura di ricerca europea Einstein Telescope a Sos Enattos (Sardegna) come grande opportunità di sviluppo che permetterà la creazione di posti di lavoro altamente qualificati e rafforzerà la posizione dell’Italia nella rete globale della fisica delle onde gravitazionali. 

• Rilanceremo la ricerca scientifica fondamentale in Italia stabilizzando la spesa pubblica per ricerca e sviluppo (R&S) e allineandola ai livelli delle nazioni europee più avanzate. 

• Interverremo per stimolare il sistema della ricerca a sostenere la leadership industriale e la nuova impresa nella logica di open innovation (con particolare attenzione alle PMI ed ai territori svantaggiati), supportando le transizioni green e digital in modo che si possa valutare e premiare l’impatto delle loro attività sulla società, anche monitorando e sviluppando l’attuale rete degli ecosistemi e dei centri di competenza sul territorio, allineando e coordinando politiche regionali, di sviluppo economico e di ricerca. 

Italia 2027: la nostra visione 

L’Italia, nel settore dell’università, dell’alta formazione artistica e musicale (AFAM) e degli istituti tecnici superiori ha grandi potenziali di sviluppo: una rete di atenei che, pur in un contesto difficile, ha affrontato la sfida dell’internazionalizzazione e della valutazione e continua a ottenere riconoscimenti importanti nel mondo; gli istituti tecnici superiori che, grazie alla nuova legge e al finanziamento del PNRR, possono far decollare la formazione terziaria professionalizzante; un sistema di accademie, istituti per le industrie artistiche e conservatori musicali di livello internazionale. 

Si tratta di un ecosistema, il cui forte potenziale è limitato da specifici fattori di contesto sui quali occorre intervenire. 

Primo fra tutti, gli investimenti ridotti: l’Italia destina l’1,6% all’istruzione terziaria rispetto al 2,5 della media europea. È evidente anche il basso numero di laureati, che oscilla sul 20% nella fascia d’età 25-64 – cioè la metà dell’obiettivo fissato vent’anni fa dalla Strategia di Lisbona – e per lo più appartenenti ad ambienti familiari favoriti sul piano socio-culturale. A ciò si aggiungano i marcati divari territoriali e un rapporto tra studenti universitari e docenti tra i più alti d’Europa (al 20,3%). Tale squilibrio, dovuto alla progressiva diminuzione del personale accademico negli ultimi 15 anni, è un campanello d’allarme per il sistema di accesso ai ruoli universitari che risulta complesso e in perenne affanno e che solo di recente ha visto una prima riforma grazie alla nostra azione parlamentare. La presenza di vincoli burocratico-amministrativi, poi, rallentano il funzionamento e la capacità di innovazione degli atenei. 

Esistono poi limiti di natura economica e sociale che rendono difficile accedere all’istruzione superiore. Un esempio indicativo è quello degli studentati. I servizi residenziali per gli universitari sono infatti sottodimensionamenti: la percentuale di studenti che utilizzano servizi residenziali pubblici è del 3%, contro una media europea del 18%. Un discorso simile vale per le borse di studio (fruite dal 12% degli studenti in Italia contro una media europea del 25%) e del numero di coloro che sono esentati dal pagamento delle tasse universitarie (13% contro una media europea del 30%). 

Dopo la pandemia e grazie alla leva finanziaria del PNRR, il Partito Democratico vuole avviare una strategia nazionale affinché la rete di università, accademie, istituti per le industrie artistiche, conservatori e istituti tecnici superiori divenga un eco sistema connesso, capace di promuovere cambiamento e offrire conoscenza: un sostegno attivo alla crescita e all’innovazione sociale, alla pratica della sostenibilità e al benessere individuale e collettivo. Un ecosistema aperto che crea valore e realizza inclusione.

Occorre quindi un importante e consapevole investimento nell’intero settore che ne consolidi strutturalmente la rete territoriale; che permetta di offrire lavoro di qualità a chi già è di ruolo e chi è in una condizione di precarietà rappresentando realmente una opportunità, in particolare per i giovani di tutto il mondo; che apra le porte a studenti e studentesse, indipendentemente dalle loro condizioni di reddito e sociali, per offrire una formazione culturale e professionale adeguata alle sfide del futuro. 

Gli effetti innescati in termini di crisi economica, sociale ed educativa dalla pandemia da Covid-19, inoltre, rischiano di aggravare ingiustizie e disparità già esistenti e di produrne di nuove, in assenza di adeguate misure di intervento pubblico. Va impedito che moltissime ragazze e ragazzi possano trovarsi costretti nella condizione di dover rinunciare al proprio percorso di studi. Investire nel diritto allo studio significa, quindi, dare forza a energie fondamentali non solo per i destini individuali, ma collettivi, per il nostro Paese, per il suo ruolo nel mondo. 

La ricerca apre gli orizzonti della conoscenza e del progresso, è generatrice di impatto sociale e culturale ed è strumento di sostegno alla leadership industriale e all’innovazione. Ma l’ultima Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia – Analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia”, realizzata nel 2021 dal Consiglio Na zionale delle Ricerche, ha evidenziato alcune criticità strutturali del nostro paese: da un lato contribuiamo al bilancio per la ricerca europea per il 12,5%, dall’altro ne riceviamo solo l’8,7%, cioè i due terzi. Il tasso di successo dei progetti che riusciamo a presentare per ottenere i finanziamenti europei è pari all’8,6%, contro una media del 14-15% di Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio. Per quanto la tendenza sia in netto miglioramento, il nostro Paese non riesce ad essere ancora pienamente competitivo nella selezione ed elaborazione dei progetti, nella capacità di attrazione (e mantenimento) del capitale umano nella ricerca e di coordinamento tra le diverse eccellenti realtà presenti sul territorio. I ricercatori in Italia sono pari a 6 su mille uni tà di forza lavoro (in Francia e in Germania superano le 10 unità su mille) e i dottori di ricerca nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Maths) tendono a trovare migliori opportunità professionali fuori d’Italia (circa il 13%). I settori dove è più forte l’esodo sono proprio le STEM: il 32% nelle Scienze fisiche, il 27% in Scienze matematiche e informatiche, il 19% in Ingegneria industriale e dell’informazione. Una causa di questo esodo è da rinvenire anche nel trattamento economico: dopo 6 anni dal conseguimento del titolo, il reddito medio mensile di un dottore di ricerca è pari a 1.679 euro in Italia e a 2.700 euro all’estero. 

Inoltre, come evidenziato dal documento finale del Tavolo tecnico istituito dal ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, con l’obiettivo di elaborare la Strategia italiana in materia di ricerca fondamentale, c’è la necessità di dare stabilità e continuità ai finanziamenti pubblici in Ricerca e sviluppo, per cercare di portare l’Italia ai livelli delle nazioni europee più avanzate. Infatti, secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2020 l’Italia ha investito nella ricerca pubblica solo 185 euro per abitante, contro i 235 della Francia e i 447 della Germania. 

Come sottolinea il Piano Nazionale pubblicato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, le Infrastrutture di Ricerca sono decisive per sostenere efficacemente il ruolo abilitante della ricerca e dell’innovazione. Le infrastrutture di ricerca devono seguire un processo dinamico ed essere capaci di adattarsi a nuovi schemi, sostenendo e prevedendo gli sviluppi a breve e medio termine della ricerca. È quindi necessario che si possano creare reti o modificare le infrastrutture esistenti a seguito di nuovi scopi o nuove tecnologie che le rendono più adatte a rispondere ai bisogni non solo della ricerca, ma anche del cambiamento dei settori strategici industriali. Diventa quindi fondamentale sostenere la collocazione in Italia di infrastrutture per la ricerca europee, come ad esempio la candidatura di Sos Enattos (Sardegna) come sede di Einstein Telescope, una grande opportunità di sviluppo per il territorio, che permetterà la creazione di posti di lavoro altamente qualificati, l’attrazione di talenti e il rafforzamento della posizione italiana nella rete globale della fisica delle onde gravitazionali. 

Inoltre si rilevano diffuse criticità nell’ecosistema dell’innovazione e dell’accesso alla conoscenza in Italia, con una elevata frammentazione della spesa pubblica, un poco efficiente coordinamento delle diverse filiere e un legame ancora troppo flebile tra mondo della ricerca e mondo delle imprese, specie nel confronto internazionale. 

L’innovazione è al centro delle trasformazioni sociali che tutti dobbiamo affrontare: le sfide della ripresa post-pandemia e le doppie transizioni verde e digitale. È ampiamente riconosciuto che l’innovazione ha un impatto critico sul livello di produttività delle imprese e sulla competitività dell’industria europea. Per questo bisogna promuovere un contesto di innovazione aperta, coordinando al meglio tutti gli attori pubblici e privati. 

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