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Violenza di genere

Principali proposte e azioni 

• Lavoreremo per la compiuta attuazione della Convenzione di Istanbul, punto di riferimento essenziale per una strategia efficace di prevenzione e contrasto della violenza maschile. 

• Rilanceremo il Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, dotandolo di risorse più adeguate rispetto agli obiettivi. 

• Potenzieremo il sistema di prevenzione della violenza maschile contro le donne ed i minori, promuovendo investimenti su diverse linee di intervento: da un lato, la formazione dell’ampia platea di soggetti chiamati ad operare con donne e minori a rischio di subire violenza; dall’altro, il contrasto precoce degli stereotipi culturali a partire dalla socializzazione primaria attraverso programmi di educazione alle differenze e all’affettività e per tutto il corso di educazione/ formazione. 

• Promuoveremo il rafforzamento e un adeguato finanziamento della rete dell’assistenza alle donne che hanno subito violenza, garantendo la valorizzazione del lavoro dei Centri antiviolenza. 

• Occorre rafforzare la rete nazionale dei servizi di accoglienza, protezione e supporto, al fine di garantire una maggiore omogeneità della risposta a livello territoriale, prevedendo la fissazione di Livelli essenziali di tutela dei diritti civili e sociali delle donne esposte alla violenza

• Occorre sviluppare gli interventi di sostegno all’ autonomia economica delle donne in condizioni di particolare criticità, anche misure quali il “reddito di libertà”, i percorsi formativi, percorsi di inserimento o reinserimento lavorativo dotati di stabilità, e di incentivi al lavoro autonomo e all’autoimprenditorialità (come previsto dalle proposte di legge rimaste ferme alla Camera dei Deputati). 

• Vigileremo sulla rapida attuazione della Riforma del diritto processuale della famiglia, approvata dal Governo a fine luglio e sostenuta dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, che potrebbe evitare la moltiplicazione e la frammentazione delle controversie, che al momento caratterizzano il difficile percorso che segna le vicende processuali nei casi di crisi familiari e di affido dei minori. 

• Nell’ambito della repressione dei reati di violenza, riprenderemo e sosterremo l’approvazione delle proposte di legge presentate dal PD, il cui iter di approvazione è rimasto bloccato in Parlamento: dalla proposta di revisione dei reati di violenza sessuale, la cosiddetta legge sul consenso, basata sul principio “solo un Sì è un Sì”; alla proposta di riforma della disciplina delle molestie sessuali, con particolare riferimento alle molestie nei rapporti di lavoro e di studio. 

• Nell’ambito delle azioni di protezione delle donne che subiscono violenza occorre potenziare il ricorso a tutte le misure volte a limitare la libertà dei potenziali autori delle violenze, quando se ne valuti la loro pericolosità, al fine di mettere in sicurezza le donne. Pensiamo a provvedimenti come l’obbligo di allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna, l’obbligo di residenza in un determinato comune, lo stesso ammonimento etc. Occorre, pertanto, riproporre quanto contenuto nel Disegno di legge del Governo, rimasto bloccato a causa dello scioglimento anticipato delle Camere, che, seppure ulteriormente migliorabile, avrebbe reso più agevole il ricorso a tali misure e il controllo delle stesse misure attraverso per esempio l’utilizzo di strumenti tecnici, come il braccialetto elettronico. 

• Potenzieremo il ricorso al ricco strumentario (in parte mutuato dal Codice antimafia) di misure cautelari messe a disposizione delle forze dell’ordine per prevenire atti di violenza dagli esiti irrimediabili, anche attraverso la riforma della disciplina della violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della manomissione degli strumenti tecnici di controllo (quali il braccialetto elettronico). 

Italia 2027: la nostra visione 

La violenza maschile contro le donne è un fenomeno strutturale e globale che non conosce confini sociali, economici o nazionali. Rappresenta la manifestazione più cruenta della relazione di potere storicamente squilibrata tra donne e uomini. 

Malgrado gli innegabili progressi ottenuti in tema di uguaglianza e pari opportunità, le donne continuano ad essere colpite in modo sproporzionato da situazioni di abuso e di violazione dei propri diritti, sia in ambito lavorativo, sia in ambito domestico. C’è, dunque, un nesso inscindibile tra la diffusione di comportamenti discriminatori, la persistenza di stereotipi e di approcci culturali che penalizzano l’autodeterminazione femminile, e l’esposizione di molte donne a vessazioni e ad atti violenti. Questa, del resto, è la valutazione del fenomeno ormai consolidata in tutte le sedi internazionali e sovranazionali che affrontano il tema della violenza contro le donne: dalla Convenzione di Istanbul, alla recente Convenzione OIL sulla la violenza e le molestie nel mondo del lavoro, dalle raccomandazioni ONU alla proposta di Direttiva Europea sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, in corso di approvazione. 

Come dimostrano i lavori della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, per prevenire e contrastare la diffusione dei processi di sopraffazione delle donne, non bastano misure emergenziali. Né sono sufficienti le pur importanti riforme del sistema punitivo/repressivo introdotte nell’ultima legislatura: è sempre opportuno ricordare che tale sistema può risultare realmente efficace solo se la donna non resta isolata, ma riesce ad usufruire di una rete di sostegno in grado di accompagnarla nel proprio percorso di riconquista della propria autonomia. 

Occorre un cambiamento di paradigma: è indispensabile affrontare le cause della violenza radicate nella società, attraverso un approccio integrato ed organico ai diversi interventi. 

Noi continueremo la nostra azione per la promozione di uno sviluppo inclusivo e socialmente sostenibile, che metta al centro l’obiettivo di un’ampia protezione contro la violenza e le molestie, nel mondo del lavoro e nella sfera privata. 

Continueremo la nostra battaglia per un’effettiva attuazione della Convenzione di Istanbul e per un intervento integrato tra le diverse misure intese a contrastare le diverse forme di violenza nei confronti delle donne, prevedendo: il potenziamento degli strumenti di prevenzione; il rafforzamento del sistema di protezione delle donne e dei minori esposti a situazione di violenza; il finanziamento di misure destinate al sostegno dell’autonomia economica delle donne. 

Investiremo sulla formazione dell’ampia platea di soggetti chiamati ad operare con donne e minori a rischio di subire violenza (operatori sociali, sanitari, di giustizia, della comunicazione e dell’educazione/formazione). E’ fondamentale dotare gli operatori del sistema integrato pubblico/privato di competenze tecniche e specialistiche, con l’adozione di un’ottica di genere e della consapevolezza del nesso profondo tra discriminazione e violenza per consentire loro di superare le resistenze connesse alle dimensioni strutturali della violenza e al suo radicamento profondo nella cultura; di riconoscere precocemente gli indicatori e i segnali predittivi di maltrattamenti e abusi e violenza assistita; scongiurare o limitare i rischi di vittimizzazione secondaria; assicurare risposte corrette alle donne che chiedono aiuto, garantire una concreta protezione e invii mirati ai centri antiviolenza. 

Continueremo il lavoro di contrasto precoce degli stereotipi culturali a partire dalla socializzazione primaria attraverso programmi di educazione alle differenze e all’affettività e per tutto il corso di educazione/formazione. È fondamentale la revisione dei libri di testo e dei programmi scolastici ed universitari che continuano a riprodurre una divisione del lavoro ormai incompatibile con la valorizzazione delle donne e ad oscurare la produzione culturale e scientifica delle donne. 

Solo aggredendo le radici della violenza contro le donne, si potrà assicurare il fondamentale diritto alla libertà individuale. 

Promuoveremo il rafforzamento e un adeguato finanziamento del sistema dell’assistenza alle donne che hanno subito violenza, garantendo la valorizzazione del lavoro dei Centri antiviolenza, quali fulcro delle reti territoriali di accoglienza, in quanto depositari delle competenze e della metodologia più adeguate al riconoscimento della violenza maschile e dell’esperienza nell’adozione di programmi di intervento individualizzati, centrati sui bisogni delle donne, il rispetto della loro autodeterminazione e dei loro tempi. 

Svilupperemo gli interventi di sostegno all’ autonomia economica delle donne in condizioni di particolare criticità. Laboratori di inserimento lavorativo mirati, tirocini formativi, sostegno alle imprese sociali con specifica mission (inserimento lavorativo di donne vittime di violenze) restano in tutto il Paese, ma in particolare nel Mezzogiorno, uno dei principali interventi finora realizzati o in via di realizzazione. Ma occorre, soprattutto, agire sulle diverse fasi del percorso di fuoriuscita dalla violenza: nell’immediato, attraverso misure quali il “reddito di libertà”, i percorsi formativi, le diverse forme di protezione temporanea contro il licenziamento per le vittime di violenza domestica; in una prospettiva più ampia, attraverso percorsi di inserimento o reinserimento lavorativo dotati di stabilità, e di incentivi al lavoro autonomo e all’autoimprenditorialità (come previsto dalle proposte di legge rimaste ferme alla Camera dei Deputati). 

Con riferimento alla violenza domestica, continueremo a contrastare prassi istituzionali (sia di natura giurisdizionale, sia del sistema socio-sanitario) che, in violazione della Convenzione di Istanbul e della normativa di recepimento, continuano a disconoscere la specificità delle situazioni di violenza nei procedimenti relativi alla responsabilità genitoriale e all’affido dei minori, nonché ad applicare burocratica mente soluzioni basate su teorie prive di validità scientifiche (quali la cosiddetta PAS o lo stereotipo della madre malevola). 

Nell’ambito delle azioni di prevenzione della reiterazione dei reati, occorre potenziare il ricorso al ricco strumentario (in parte mutuato dal Codice antimafia) di misure cautelari messe a disposizione delle forze dell’ordine per prevenire atti di violenza dagli esiti irrimediabili, anche attraverso la riforma della disciplina della violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare, del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e della manomissione degli strumenti tecnici di controllo (quali il braccialetto elettronico), come previsto dal Disegno di legge del Governo rimasto bloccato a causa dello scioglimento anticipato delle Camere 

In generale, ci impegniamo a sostenere l’attuazione della Legge 5 maggio 2022, n. 53 – Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere, nella consapevolezza che il fenomeno può essere affrontato con efficacia solo a partire da una conoscenza approfondita delle sue dimensioni e delle sue caratteristiche reali. 

Solo una società libera dalla violenza è in grado di garantire l’effettività dei diritti dei propri cittadini e delle proprie cittadine. 

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